Arts & Culture

Bruno Walpoth

La metafisica del silenzio

Il silenzio accompagna sempre le figure dell’artista Bruno Walpoth, che dal suo studio di Ortisei, in Val Gardena, dove la tradizione della scultura con il legno è da sempre viva, le sue opere, come rapite nei loro pensieri, non si preoccuperanno mai di chi li osserva. È quasi sempre così per la scultura, con gli sguardi rivolti chissà dove, a differenza della pittura essa occupa uno spazio, è presente con la sua fisicità e interagisce con il luogo della sua collocazione.

Assorte per sempre nei loro gesti, come il Galata morente che mai morirà o il Laocoonte che mai riuscirà a liberarsi dalle spire del serpente, le opere di Walpoth non sono ritratti di persone in un dato momento o situazione, ma colte in un momento di pacifica esistenza della loro vita interiore o dei loro pensieri. Anche l’uso del materiale, il tiglio, ha un’importanza significativa nel risultato finale dell’opera: a differenza della pietra o dei metalli, è un materiale che è vivo e si modifica in base al luogo e all’atmosfera in cui è posto: si gonfia, si restringe, si spacca.

Materiale caldo e dai segni vividi delle sgorbie usate per estrarre le figure, i graffi delle sculture sono cicatrici di vita vissuta che non ci è dato comprendere ma solo scoprire nell’inquieta ricerca di una risposta. Difficile non rimanere assorti e domandarsi cosa stiano guardando, forse dentro di noi, nelle nostre paure, enigmatiche come la sfinge di Edipo, queste figure non sembrano preoccuparsi dello spazio e del tempo.

Tania-Det.-683x1024 Bruno Walpoth
Tania, tiglio, 2010, cm. 195 x 40 x 35

Emergono domande e risposte esistenziali che da sempre l’uomo si pone e cui da sempre non trova risposta. Renata Pisu suggerisce che senza la percezione dell’uomo chi potrebbe dire che quello è un paesaggio? Come a dire che ogni cosa ha bisogno di qualcuno che la guardi per affermare la propria esistenza.

Nelle opere di Walpoth, invece, esse sono collocate in spazi che non vanno a influenzare il soggetto ritratto, ne sono staccate e non interagiscono con esso, forse l’inquietudine che si prova osservandole sta proprio in questo. Walpoth riesce con la sua scultura a mettere al vivo le nostre domande, i nostri dubbi. Chagall, a differenza degli altri surrealisti, dipingeva il sogno per quello che era, nessun contenuto latente ma solo contenuto manifesto, nessun messaggio celato alla Max Ernst, alla Dalì o alla Magritte.

Chagall il sognatore. Così Walpoth non propone enigmi celati dietro gli occhi socchiusi delle sue opere, egli mostra la fenomenologia dei sentimenti umani colti nella loro essenza più profonda, attraverso la forma ci lascia vedere ciò che si manifesta e ci libera dall’occultamento latente della logica che ci tiene saldi alle regole della fisica. Un viaggio interiore che poi percorriamo da soli in quell’eterna ricerca di una risposta che da sempre fa andare avanti il mondo.

Nostalgia-destate--782x1024 Bruno Walpoth
Nostalgia d’estate, tiglio, 2010, cm. 168 x 44 x 27
CON LE MIE SCULTURE NON VOGLIO DARE UN MESSAGGIO ESPLICITO O RACCONTARE, MA SEMPLICEMENTE CREARE EMOZIONE E INQUIETUDINE NELLO SPETTATORE

Il tuo lavoro appare subito come introspettivo e riflessivo, quasi silenzioso. Sembra una sorta di sospensione, c’è qualcosa di sospeso nella tua vita?

Penso che un’opera d’arte non debba mai svelare tutto all’osservatore. Il mistero che rimane lascia spazio a infinite riflessioni. Se c’è qualcosa di sospeso nella mia vita? Probabilmente sì.

Il realismo dei dettagli delle tue opere è piegato dall’intervento dell’acrilico che altera e quasi nasconde quella perfezione nella ricerca del vero pur lasciando vedere il legno. Sempre.

Il bianco che stendo sulle parti del corpo della quasi totalità dei miei lavori, modifica il modo di far vibrare la luce e le ombre sulla forma. Nello stesso tempo distoglie da una contemplazione esclusivamente formale della scultura. Lo sguardo penetra oltre la “perfetta” superficie e scova qualcosa di più profondo, forse l’anima.

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Patrick, noce, 2015, cm. 72 x 35 x 24

Le fisicità che riproduci sono sempre leggere ma il mondo di oggi è dominato dall’eccesso sopratutto di volumi. C’è una volontà estetica o in qualche modo c’è un messaggio dietro i tuoi lavori?

Con le mie sculture non voglio dare un messaggio esplicito o raccontare, ma semplicemente creare emozione e inquietudine nello spettatore, indurlo a farsi delle domande. La mia ricerca estetica è la ricerca dell’essenzialità dei corpi.

Spesso c’è qualcosa di inquieto negli sguardi delle tue sculture. C’è qualcosa che puoi dirci a riguardo?

Il disagio, forse, nasce dallo specchiarsi dei nostri sentimenti, delle nostre storie ed esperienze.

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