Arts & Culture

I L.O.V.E. Milano

Lontani i tempi in cui Milano la attraversavi a remi

Lontani i tempi in cui Milano la attraversavi a remi, quando sentivi lavandaie cantare ai bordi dei navigli, quando la città veniva bagnata da canali e laghetti e intorno a loro si svolgeva colorita la vita dei suoi cittadini.

Belli i navigli, con le chiuse progettate perfino da Leonardo, che si sa, alle sue doti di pittore preferiva quelle di ingegnere. Per secoli il lento movimento dell’acqua ha dettato la vita e i ritmi in una città che oggi sembra non aver mai tempo. Questa continua ricerca del tempo ha fatto sì che ad un certo punto della storia, qualcuno decretò che l’acqua era troppo lenta, troppo calma per una città che voleva guardare avanti, coprendone i suoi canali.

In un continuo boom di costruzioni e distruzioni è così Milano… non è mai finita, prima in molte cose non pensa a come è ma a come sarà. Milano! Dicono che sei brutta, ma quanti bei vestiti hai! (O.P. Melano). Qualcuno la definì “capitale morale” e per chi non ne conoscesse l’origine sembra essere nata durante la Fiera industriale (oggi diremmo Expo) del 1881, assegnata da Ruggero Bonghi che dirigeva il quotidiano milanese La Perseveranza.

Una specie di premio di consolazione visto che la capitale vera era stata decretata a Roma. Alla città più industriosa d’Italia non restava altro che la medaglia di latta, un po’ come quella “vittoria morale” del 1934 assegnata da Nicolò Carosio all’Italia sconfitta con onore dai maestri inglesi del calcio. Poi arrivò la Milano da bere. Una città che ogni giorno era da vivere intensamente.

Ottimista ed efficiente, a Milano si poteva vivere, sognare e godere in una percezione di benessere diffuso. Fu Tangentopoli che spense tutto, che portò la città a una specie di torpore e che le diede quell’aria di città grigia e noiosa dove si lavora e non ci si gode la vita.

Ma Milano non è così, è come quei film della commedia all’italiana dove lo spiare dal buco della serratura una donna che si spogliava era ironico e sensuale al tempo stesso.

È questa Milano, dalla moda, all’arte, al design, essa non si mostra come le altre città; va spiata, scoperta, amata e odiata al tempo stesso. E a chi per l’ennesima volta le vuole dare il premio di “consolazione morale”, beh tenetevelo, Milano non ne ha bisogno e alza il dito.

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Redazione

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