Arts & Culture

Le imago mortis di Onik Agaronyan

Un dialogo con la morte attraverso pezzi unici e fantastici

“Cio che sarete voi noi siamo adesso. Chi si scorda di noi scorda se stesso”. Così recita il monito rivolto ai passanti dalla cappellina dei Morti del ‘600 che custodisce alcuni teschi appartenuti ai defunti della peste e che faceva parte del cimitero del Fopponino di Porta Vercellina a Milano soppresso nell’800.

Una duplice esortazione a ricordare la nostra condizione di mortali e a non dimenticare, attraverso le preghiere e la memoria, coloro che ci hanno preceduti. Attraverso questa grande tradizione della vanitas che l’artista Onik Agaronyan, armeno e residente a Los Angeles, ha creato una splendida collezione di scatole-teschi arricchite con corone in rame, placcate con oro e argento e decorate con agate, cristalli di rocca, ametiste, quarzi citrino, lapislazzuli e perle naturali.

Un dialogo con la morte attraverso pezzi unici e fantastici che ci riportano ai grandi fasti di corte di un tempo, ma che mostrano pur sempre la caducità dell’esistenza. Nulla è eterno, almeno per noi, citando Brancaleone di Monicelli nel suo ultimo dialogo con la morte, così si rivolge il cavaliere ad essa: “Sai tu quant’anni ho io?…Ne ho cento” e lei risponde “Io li ho tutti eppure ho sempre fretta”.

skull Le imago mortis di Onik Agaronyan
©Andrew Macpherson

Cosa ricorda dell’Armenia?

Ricordo molto poco, eppure mi ricordo molto. È nel mio DNA. È nel sapore del cibo che mangio. Mia nonna, mia madre, mio padre, tutti attraverso le tradizioni vivono ancora lì. La mia casa di Los Angeles è “Armenia”. Nel sapore, nelle insofferenze e nei suoni.

Quando arrivò in America, come visse il cambiamento da un paese all’altro?

Ho vissuto l’adattamento come meglio potevo. Ero un giovane ragazzo in una scuola dove ero più interessato a difendermi che ad imparare. Anche se a posteriori non c’erano attaccanti.

Inizia a lavorare da un antiquario circondato da oggetti storici. Quanto ha influito ciò sulla sua sensibilità artistica?

Sensibilità, tutti ne abbiamo, quello che la risveglia non è un singolo oggetto o un’esperienza o un interesse. Si tratta di una raccolta delle anime che gli articoli hanno. Ci sono quelli che pensano che gli oggetti non abbiano un’anima, ma io sto parlando dell’essenza del vecchio proprietario che viene trasferito al pezzo.

Come collezionista, quali sono i requisiti di un pezzo per entrare a far parte della sua collezione?

Il colore, la sensibilità, il messaggio, la presentazione e anche il valore economico. Se mi parla, e se quando mi chiedo “mi piacerebbe vivere con questo pezzo?”. La risposta è sì, sacrifico altre necessità pur di possederla anche se fosse oltre le mie possibilità.

Come inizia la sua avventura di artista?

Io sono un vero collezionista in fondo. Ero implacabile nell’acquisire gli oggetti che mi affascinavano e quelli che non trovavo li creavo in prima persona. Il mio desiderio per le cose che mi appassionano mi ha sempre portato a creare. Mi piacciono le scatole, i teschi e i gioielli. Ad esempio, uno scheletro è qualcosa che troverete nella somma “scatola”. Una volta che si aggiungono i gioielli e gli ornamenti appaiono tutto il Reale e il Divino. Anche se l’ornamento è di perle o di lino.

Quanto influiscono le sue radici nella sua produzione artistica?

Sono stato modellato da molti mentori ed esperienze che influenzano la mia arte costantemente. A causa di questo io sono sempre in evoluzione. I miei genitori condividono storie e ricordi significativi della mia giovinezza oltreoceano. Continuo ad essere influenzato dagli artisti che ho conosciuto da tutto il mondo. Sono influenzato dagli amici fedeli che ho conosciuto negli ultimi anni e dall’abbondanza di libri e articoli che ho raccolto nel corso dei decenni.

Quali sono i modelli di riferimento, per lei, nell’arte e nella letteratura?

I miei punti di riferimento nell’arte sono persone che creano costantemente. Ammiro l’artista che vive esclusivamente per la creazione artistica. La mia collezione di letture è un omaggio agli artisti che ammiro di più e al loro stile creativo unico. Cy Twombly, Francis Bacon, Basquiat per citarne alcuni. L’altro aspetto che m’interessa nel business dell’arte è come qualcuno possa concentrare tutta la propria fortuna nella sua collezione.

Che tipo di ricerca affronta per la realizzazione di un suo lavoro?

Sono sempre stato affascinato dalle conchiglie, i coralli, le pietre dure e da tutti gli elementi naturali. La combinazione di tutti questi elementi per trovare uno scopo ha richiesto tempo e pianificazione meticolosa. L’artigianato sulle prime corone era primordiale. Quando furono messi diamanti su una delle prime corone, questi erano spesso grezzi e non lucidati. Perle e coralli sono stati utilizzati per il loro esotismo e non per il loro valore o perfezione. Sapere questomi permette di capire come montare un piccolo pezzo di corallo in modo che appaia come un gioiello e creare scatole che contengano cose all’esterno.

Quali sono le fasi per produrre un suo lavoro?

Prima che il mio lavoro prenda vita potrebbero passare mesi: fino a quando ho cose ho bisogno di creare. Comincio da qualche parte e finisco sempre da qualche altra parte…

IMG_4743-copia Le imago mortis di Onik Agaronyan

IMG_4725-copia Le imago mortis di Onik Agaronyan

IMG_4728-copia Le imago mortis di Onik Agaronyan

IMG_4744-copia Le imago mortis di Onik Agaronyan
© PRFilms

Si sente più artista o artigiano?

Io sono prima di tutto un artista in tutto quello che faccio. Sento, provo sensazioni prima di ogni altra cosa. Questo è ciò che mi spinge a creare.

Nel 2012 debutta con una collezione di scatole di animali dal titolo “Inside the beast”. Come è iniziato il tutto?

Stavo creando un humidor per il mio tavolino, di tanto in tanto mi piace fumare sigari. Ho disegnato un rinoceronte che si apriva per mostrare un compartimento. Sono stato felice del risultato e ho iniziato a immaginare diversi animali, alcuni reali, qualcuno di fantasia, tutti con un nascondiglio segreto interno.

Poi nel 2013 la serie “Kings and Queens”, qual è stata l’ispirazione per questa serie?

Questa collezione si ispira all’arte rinascimentale e barocca e alla collezione medicea, un tempo di rinascita e di opulenza. Questa collezione giustappone la natura transitoria della vita con quella permanente della morte, mettendoci di fronte alla realtà che tutte le glorie sono momentanee.

Re, papi e turbanti. In queste scatole-corona si ritrova il grande tema medievale della morte che miete tutti senza guardare in faccia a nessuno. C’è una volontà di esorcizzare la paura della morte attraverso la bellezza?

L’ornamento è sempre stato una questione di distinzione. Molta gente crede nella vita dopo la morte. Credo che, se si ha intenzione di vivere in un “mondo” dove tutti sono scheletri, possa aiutare portare una corona piena di gioielli.

Yves klein riteneva che il concetto di un’opera d’arte fosse più importante dell’opera stessa. Anche il valore del gesto rispetto al valore economico era predominante nel suo pensiero tanto ché in una storica esposizione si fece pagare in lingotti d’oro che poi restituì alla natura gettandoli nella senna. Il gesto artistico diventa quindi predominante rispetto al materiale per quanto prezioso sia. Nelle sue opere le ricche corone che sovrastano “la morte” sembrano suggerire una critica sull’odierna ricerca della ricchezza. Oggi più che mai l’uomo moderno è impegnato nel dare valore a ciò che è prezioso dimenticando che questa faticosa ricerca alla fine ha la stessa conclusione per tutti. Un memento mori per una società che ha dimenticato i valori più importanti?

Credo che per quelli che hanno uno scopo nella vita, la possibilità di progredire non sia qualcosa da prendere alla leggera. La garanzia della morte è una forte motivazione. Cogliere il momento è tutto quello che abbiamo. I valori della persona non devono corrispondere ai valori di una società. Lasciare un’eredità e godersi le cose migliori, qualsiasi esse siano, è ancora più importante perché siamo mortali.

Previous post

Letasca

Next post

Il pregiudizio come strumento di classificazione

The Author

Gioele Di Mauro

Gioele Di Mauro