Arts & Culture

l’infanzia ritrovata

Mostri che abitano il nostro inconscio dimenticato si risvegliano

Con i sui disegni John Kenn Mortensen riesce a riportarci in quel momento della nostra infanzia dove tutto era fantastico e a tratti spaventoso. Mostri che abitano il nostro inconscio dimenticato si risvegliano attraverso le sue opere e si ripresentano questa volta con più raziocinio.

Sì perché se allora avevamo paura ora sappiamo che non esistono (forse) e possiamo recuperare il tempo perduto nella conoscenza di questi esseri così spaventosi ai nostri occhi ma che, se osservati nelle situazioni vissute dai personaggi, non sono mai minacciosi anzi sembrano conviverci, spesso ignari o non curanti del pericolo che incombe alle loro spalle o davanti ad essi, come fossero invisibili, fermi in un’attesa infinita, come se non si dovesse concludere mai.

Come ne L’urlo di Edward Munch rimaniamo a guardare quei disegni facendoci domande, ”Cosa succederà? Cosa stanno guardando o cosa stanno aspettando?” Ne L’urlo sappiamo che Edward fu sicuramente influenzato dal fatto che vicino al ponte c’era il mattatoio della città e l’ospedale psichiatrico dove fu internata sua sorella minore e i versi delle bestie del mattatoio si andavano a sommare a quelli dei pazienti.

Ma nei disegni di John c’è qualcosa che ci spiazza, perché non c’è paura, non c’è angoscia o cupidità e se a volte sembrano presenze minacciose, in altri casi invece sembrano accompagnare i bambini in quel cammino che è l’infanzia.

Fanno come da guida per poi essere piano piano accantonati in quei cassetti che l’età adulta e la ragione ci impone nella crescita. Osservare i suoi disegni riapre in noi cassetti chiusi da tempo, ed è forse questa la sensazione più bella che riesce a scaturire in noi.

Ritorniamo a uno stato di apertura mentale e di accettazione del diverso che è insita nei bambini, ritorniamo a guardare senza le regole della logica che ci tiene saldi a questo mondo lasciando spazio alla fantasia in grado di rendere possibile cose impossibili ai nostri occhi.

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seven sinister sisters

Ci puoi dire qualcosa di te e del tuo lavoro in televisione?

Ebbene, ho 37 anni, vivo a Copenaghen, in Danimarca, con la mia famiglia. Non lavoro più in televisione, ora mi concentro sulla scrittura e sul disegno. Ci sono troppi compromessi nel settore televisivo. L’ultimo show che ho fatto in tv è stato per DR, la televisione nazionale danese, ed era uno spettacolo dell’orrore in 6 episodi. È andata in onda nel 2015 in Danimarca.

Sei padre di due gemelli, fai programmi per bambini, vivi appieno nel loro mondo. Quanto influiscono sulla tua creatività?

Non lo fanno. La mia creatività è lì da prima che arrivassero loro. In realtà influenzano solo la quantità di tempo che posso dedicare ad un progetto.

La particolarità dei tuoi disegni è proprio quella di schizzarli su post-it, come mai questa scelta?

Sono sempre in giro ed è facile buttare giù un’idea rapidamente. Inoltre, sono piccole finestre su un mondo diverso, realizzate su forniture per ufficio.

Kafka si chiuse in un seminterrato per venti giorni a scrivere come un ossesso La metamorfosi. Edgar Allan Poe racconta che fu l’aver visto il padre dal buco della serratura vestito con gli abiti della madre morta che ne imitava la voce quando aveva cinque anni a traumatizzarlo e a fargli creare tutto il suo mondo narrativo. La tua esigenza nel disegnare quel mondo onirico e a tratti inquietante che appartiene a tutti noi da dove è nata?

Non saprei. Non credo di avere traumi profondi. Forse lo scoprirò più avanti? Alcune delle mie idee provengono da sogni e incubi.

Come definiresti il tuo lavoro?

Strano, misterioso, simile a un sogno, umoristico, un po’ come me penso.

C’è qualcosa di personale a cui ti ispiri o sei influenzato dall’arte, la letteratura, il cinema?

Entrambi. Ho letto molto e ho guardato un sacco di film horror, purtroppo non ce n’è più di belli in circolazione.

Chi sono i fruitori dei tuoi disegni, i bambini o gli adulti?

Entrambi, ho un vasto pubblico e non ho mai mirato ad alcun target specifico. Anche per questo non faccio più tivù. Voglio essere il più onesto possibile e trovare ciò che è nella mia testa e nei miei sentimenti qui e ora.

Che reazione hanno i bambini quando vedono un tuo disegno?

Non lo so. Non gliel’ho mai chiesto. Spero di spaventarli e farli ridere… ma soprattutto voglio spaventare sia loro che gli adulti.
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floating skulls house

I tuoi lavori ricordano l’opera di Alfred Kubin, anche se le sue immagini ci appaiono influenzate dalla morte e dalla sua visione cupa del mondo. Le tue invece, anche se si avvicinano a questo mondo cupo, sono rassicuranti. C’è come una sorta di esorcizzazione della paura?

Penso di sì. Trovo conforto nel mistero e nella fantasia. Forse più una fuga che un esorcismo.

I tuoi bambini non sono mai minacciati da questi esseri, anzi sembrano condividerne le esperienze. Pensi che i bambini riescano ad accettare molto più di noi adulti le diversità che li circondano?

Sì, credo di sì, quello che vedono è quello che pensano sia il mondo. Hanno paura di mostri e fantasmi. Gli adulti sanno che i fantasmi e i mostri non esistono, ma ne hanno comunque paura. Non è divertente?

Le favole sono brevi e hanno una morale, le fiabe hanno caratteristiche magiche. In quale delle due potremmo inserire i tuoi disegni?

Entrambe, ma anche nessuna. Non cerco una morale nel mio lavoro, solo comprensione. Sollevo domande invece di fornire risposte. Non ho alcuna risposta.

Che messaggio vuoi dare a noi bambini di ieri che guardavamo sotto il letto prima di addormentarci e che, ormai cresciuti, abbiamo dimenticato la semplicità della vita ma riusciamo a ritrovare quel tempo passato guardando i tuoi disegni?

Iniziate a guardare di nuovo sotto al letto e lasciate vagare la mente. Presto vedrete mostri ovunque.

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