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Da sempre, la prima preoccupazione dell’uomo è stata quella di mettere dei confini tra lui e la donna.

Da sempre, la prima preoccupazione dell’uomo è stata quella di mettere dei confini tra lui e la donna, una separazione che iniziò con il veto all’uso della parola. Alla donna era vietato parlare perché la bocca ha una forma simile a quella della vagina e quindi deve rimanere chiusa perché è aperta sotto.

Inoltre, mangiare con gli uomini era vietato perché per cibarsi bisogna comunque aprire la bocca. La parola è sempre stata sinonimo di potenza sessuale e alla donna non era permesso nemmeno di poterla ascoltare. Da questa convinzione nacque l’uso di mutilare i lobi e le labbra delle donne in modo da sopprimerne il loro potere.

La forza del linguaggio e dell’ascolto è talmente intensa che, nell’iconografia dell’Annunciazione della gravidanza alla Vergine, avviene per mezzo dell’arcangelo Gabriele che le “sussurra” l’evento. Il potere risiede nella sessualità e tutte le religioni hanno fatto di questa potenza sessuale la chiave di comunicazione tra loro e Dio, sottomettendo la donna attraverso l’obbligo della verginità.

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Questa parola ha ossessionato gli uomini di tutte le epoche, tanto da creare delle divinità vergini la cui forza risiedeva nel fatto di non essere state deflorate e quindi sottomesse dall’uomo. Secondo questi antichi dettami, Dio è geloso della sessualità e di questo rapporto che sfiora l’omosessualità latente tra  i suoi seguaci che si rispecchiano in ciò come se tutti fossero la sua sposa.

In innumerevoli passi dell’Antico Testamento si ordina a Israele di farsi bella come una sposa per piacere a Dio. Questo pensiero lo si può ritrovare anche nei rituali atti di purificazione che giornalmente gli ebrei più osservanti fanno convinti che il loro corpo debba piacere all’Altissimo.

“Non commetterai atti impuri” ordinò a Mosè nei suoi Dieci Comandamenti. Perciò, l’atto sessuale fu permesso solo se avesse avuto come fine la procreazione. Neanche una goccia di sperma può essere dispersa o finire in un coito anale o orale, anche con la propria sposa, perché non si può tradire Dio. L’atto sessuale, perciò, trasforma la donna da sposa a moglie a tutti gli effetti, sia attraverso l’avvenuto patto matrimoniale sia come la realizzazione concreta dell’atto stesso da parte dell’uomo.

La congiunzione carnale, in questo caso, è importante solo per l’adempimento del proprio dovere verso Dio, verso la comunità e per sottomettere la donna. Non riuscire ad avere un rapporto sessuale completo sarebbe interpretato, perciò, come un affronto a Dio e mancanza di potere sulla donna che essendo la porta tra un mondo e l’altro è, attraverso il parto, la portatrice di vita o di morte.

Questo timore portò gli antichi greci ed ebrei a rasare a zero i capelli della sposa poiché erano considerati i contenitori della potenza sessuale femminile. Eliminandoli si toglieva anche la paura di non farcela. Quest’antica e barbara usanza non fu adottata dagli antichi romani che mai avrebbero deturpato le loro donne e che godevano di maggiori libertà rispetto agli altri popoli.

Il cristianesimo invece, ne fu in parte condizionato tanto da applicarlo con le monache che, nel momento del loro sposalizio con Dio, rimanevano spose vergini per tutta la vita e la rasatura dei capelli sotto il velo era una consuetudine che sarebbe continuata per sempre.

Fino a non molti anni fa, le donne, prima di entrare in chiesa, dovevano coprirsi il capo con un velo per nascondere i capelli, una reminiscenza dei precetti ebraici. Nell’Europa cristiana lo “status” di verginità è stato tanto importante da raffigurarlo e dipingerlo come uno stato di perfezione e ciò, indusse moltissime donne a entrare nei monasteri per rimanere caste fino alla morte.

I Padri della Chiesa ribadirono, per anni e molto severamente, l’uso del velo e, mentre la libertà degli antichi romani andava via via perdendosi, presero il sopravvento culture religiose più rigide quali quella Ebraica che separava gli uomini dalle donne e quella mussulmana che inasprì ulteriormente  le regole e i dettami arrivando a privare le donne della loro libertà.

Lo spazio femminile della casa o della tenda, nella cultura greca, ebraica e islamica, era posto nella parte più interna ed era divisa da quella degli uomini che invece comunicava con l’ambiente esterno. Il cristianesimo ricalcò questi precetti nei monasteri di clausura, creandone una riproduzione. L’ingresso alle donne era vietato nei monasteri maschili e, in quelli femminili, le donne, oltre ad essere isolate fisicamente lo erano anche spiritualmente poiché i monaci non ci volevano entrare né per confessare né per officiare Messa.

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Goffredo di Vendôme, abate francese, vissuto tra il 1070 e il 1132 scrisse così delle donne: «Questo sesso ha avvelenato il nostro primo genitore, che era anche suo marito e suo padre, ha strangolato Giovanni Battista, portato a morte il coraggioso Sansone. In un certo qual modo, ha ucciso anche il Salvatore, perché se non fosse stato necessario per il suo peccato, nostro Signore non avrebbe avuto il bisogno di morire. Maledetto sia questo sesso in cui non vi è né timore, né bontà né amicizia e di cui bisogna diffidare più quando è amato che quando è odiato».

Gli uomini, rinchiudendo le donne e tenendole lontane dalla loro vista, credevano di essersi liberati da tutto ciò che era portatore di tentazione e quindi di tradimento verso Dio. Per il Cristianesimo, la procreazione e la sessualità non erano più una priorità, ma solo la salvezza e il viatico per la vita eterna. Di conseguenza le donne, poiché madri e mogli, non servivano più e si fece di tutto perché si annullassero e scomparissero.

Furono rinchiuse nei monasteri o murate in piccole celle nei ponti dell’Arno o del Tevere, dove potevano seguire le celebrazioni delle messe da requiem officiate dai Vescovi e potessero pregare, per tutta la vita, per la salvezza delle anime e della città.

La Spagna, con il suo passato islamico, condizionò predicatori quali Domenico di Guzman e Ignazio di Loyola che avvalorarono questo pensiero misogino e influenzarono la Chiesa fino al 1900, quando finalmente le donne riuscirono a scrollarsi dalle spalle secoli di limitazioni e superstizioni.

Solo il ’68 con la “rivoluzione sessuale” riuscirà, almeno in parte, ad annullare la differenza tra i due sessi. In questo conflitto generazionale, durato secoli e non ancora risolto, sono stati edificati innumerevoli santuari mariani e le immagini della Madonna, sparse in tutto il mondo, ci fanno capire quanto l’uomo si senta solo e in soggezione davanti alla presenza femminile, perché la Madonna è vergine, sposa e madre contemporaneamente… tutte cose che un uomo non potrà e non può capire.

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Sandra Rinaldi

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