Arts & Culture

SALUTI DA PRIPYAT

Quando il comunismo fece il botto.

Il primato di essere i primi nel mondo faceva si che nella Russia dell’Unione sovietica aumentasse l’esigenza di nuove costruzioni per l’energia elettrica. Si costruivano e si ampliavano centrali in tutto il territorio sovietico e nel 1979 fu inaugurata nella Ucraina settentrionale la città di Pripyat dal fiume omonimo che scorreva nelle vicinanze a soli 3 chilometri dalla centrale di Chernobyl e che avrebbe dovuto ospitare i lavoratori insieme alle loro famiglie.

In poco più di cinque anni la popolazione crebbe in un numero vertiginoso arrivando a quasi 50.000 abitanti. Anonima Pripyat, concepita nel tipico stile architettonico delle città sovietiche che le rendeva un po’ tutte uguali non c’erano abbellimenti nei palazzi. Casermoni squadrati, strade, piazze con statue che inneggiavano il grande pensiero comunista .

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Il tutto quasi privo di anima, di creatività e arte. Ben lontana da San Pietroburgo che allora si chiamava ancora Leningrado e voluta dallo Zar Pietro il Grande che ambiva a rinnovare la vecchia Russia attraverso l’arte e l’architettura. Pripyat era anonima ma disponeva di tutti comfort che una cittadina poteva offrire: l’ospedale, il Palazzo della Cultura, gli alberghi, le scuole dalle primarie a quelle professionali, lo svago, cinema, palestre, piscine, stadi, un parco e quel Luna Park diventato ormai il simbolo della rovina.

Mai entrato in funzione perché la sua inaugurazione era prevista  per il 1 maggio ma l’incidente alla centrale costrinse ad aprire la struttura il 27 aprile per qualche ora, ad esplosione già avvenuta per tranquillizzare la popolazione che non c’era nulla da preoccuparsi prima dell’evacuazione avvenuta lo stesso giorno verso le ore 14.00.

Un piccolo angolo di paradiso nella vastità dell’Unione, un paradiso non isolato ma collegato con altri importanti centri attraverso le ferrovie ed un’autostazione. A Pripyat si stava bene. Moderna e benestante e con una qualità della vita molto più alta rispetto agli standard delle altre città dell’Unione Sovietica.

16476536105_31c0bab585_o-1024x680 SALUTI DA PRIPYAT

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In questo Paradiso perfetto non poteva mancare il serpente che si manifestò la notte del 26 aprile 1986 quando il reattore numero 4 della centrale esplose uccidendo circa trenta operai e liberando i suoi veleni nel mondo fino al 10 di maggio quando la fuga radioattiva si interruppe. Ma era troppo tardi.

Foto di  Alex Van Es

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Andrew Coleman

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