Arts & Culture

LA CASTRAZIONE DEL NUDO

Tra arte e pornografia.

Mai come oggi la fotografia è stata sdoganata in maniera così esponenziale nel mondo la cui massima aspirazione è quella di vedere riconosciuto il proprio lavoro attraverso pubblicazioni e mostre. Fotografare appartiene a tutti, è facile, o almeno è quello che sembra. La crisi e i social hanno aperto le porte a milioni di fotografi dove l’ordinario diventa soggetto interessante da essere immortalato, intitolato e incorniciato.

La foto è fatta! Ma dietro questo atto così automatico e semplice di un tasto schiacciato e il fermo di un istante del tempo che scorre diventa difficile classificare la foto amatoriale dalla fotografia professionale. Chi e attraverso quali criteri può affermare che quella sia arte o meno? Il nudo, da sempre ha portato pittori, scultori e fotografi a rapportarsi con esso come mezzo prediletto della rappresentazione.

Ma un nudo non collocato in un determinato contesto viene subito etichettato come pornografia. È già capitato nella storia con Gustave Courbet e la sua L’origine du monde del 1866, con la rappresentazione diretta di un nudo femminile senza veli, con le cosce aperte, oggi uno dei più apprezzati pezzi d’arte ma che al suo tempo e tuttora scandalizza se pensiamo che fu esposto al pubblico solo nel 1988, o l’Oyimpia di Manet del 1863 dove per la prima volta veniva rappresentato un nudo che non esaltava nessuna divinità, ma mostrava una comune donna nuda con l’insolenza del fissarti con lo sguardo e i chiari riferimenti sessuali della scarpetta a penzoloni sul piede.

Pornografia fu l’unica parola che si levò dal Salon di Parigi del 1865. Lo stesso avvenne per la fotografia, da subito si erano colte le grandi potenzialità che poteva avere questo nuovo modo di raffigurare la realtà ritraendo i corpi nudi. Famose sono le cartoline di fine ‘800 che raffigurano donne in pose accademiche (si diceva dovessero servire da modelli per gli artisti, ma si sapeva essere vendute sotto banco per gli uomini).

Da allora le cose non sono cambiate di molto, con quale criterio si può definire una foto arte e una pornografia? Se pensiamo agli uomini nudi di Robert Mapplethorpe di Bob Mizer, Pierre et Gilles, alle foto di Terry Richardson, qual è il confine tra una foto di nudo artistico e un nudo pornografico, la risposta più veloce che ci viene è sicuramente lo stile, una loro foto la riconosci subito in mezzo a tante altre, come una firma o un impronta digitale la loro estetica emerge, e quindi possiamo affermare che è arte, un’arte forte di tutta la carica erotica che trasmette, esattamente come la fotografia pornografica, ma i tabù dei genitali e dell’atto sessuale mostrato senza alcuna vergogna fa sì che si cerchi di classificare come non arte.

Prendiamo la serie A history of sex scattate da Andres Serrano, immagi forti nel tipico stile del fotografo americano dove fisting anale, pissing, gay, sesso tra persona di diversa età, masturbazione di animali, transessuali, mestruazioni vengono esposte al pubblico, nel 2007 presentate all’interno di una mostra in un museo in Svezia verranno violate da neo nazisti strappandone i particolari dei genitali e dei volti come a voler occultare, cancellare impugnando la frase che quella non è arte ma è pornografia un oltraggio al pudore, è arte degenerata.

Non vi è dubbio che non sia un bravo fotografo, ma quando si parla di lui la critica spesso si divide in chi ne esalta le doti anticonformiste e trasgressive e in chi denota nel suo lavoro solo oscenità o marketing. Credo che alla base di tutto oltre lo stile personale ci sia anche il concetto dell’idea che sta dietro un lavoro, del voler smuovere le masse turbandole, facendogli porre domande.

instagram-and-twitter-@georgexphoto_credito-GeorgeX-México LA CASTRAZIONE DEL NUDO
© GeorgeX México

Quindi qual è il confine tra arte e pornografia? È forse l’uso che se ne fa di quella fotografia? Etimologicamente la parola pornografia indica la trattazione o la rappresentazione di soggetti o immagini ritenute oscene, fatte con lo scopo di stimolare eroticamente lo spettatore, e da questa affermazione capiamo quanto sia complicato questo argomento perché se mi dovessi fotografare il pene in erezione e che eiacula col telefonino e tenere la foto salvata nel telefono, quella sarebbe sicuramente pornografia, ma se il mio pene in erezione e che eiacula lo fotografo in serie ponendolo sotto una chiave poetica/filosofica e presentandolo alle gallerie che entusiaste lo espongo allora è arte, ma ancora, se il mio pene esposto in galleria suscita nello spettatore fantasie erotiche torna ad essere pornografia?

Si potrebbe stare giorni a discutere di ciò. Le gallerie sono piene di fotografie che non hanno nulla da dire e fuori per le strade ci sono tanti fotografi che avrebbero molto da dire ma non sono considerati, Vivian Maier non fotografava per la gloria, fotografava per se stessa, la sua arte, il suo stile è stato scoperto e portato agli onori delle gallerie e del pubblico dopo che lei è morta e che per puro caso i suoi lavori sono stati trovati chiusi in bauli e valigie. Ora invece che lo stile, l’opera, si vende direttamente l’artista, lo si eleva a personaggio, star, vip, è più importante avere un pezzo in casa di pincopallo anche se non vale nulla stilisticamente, ma è pur sempre di pincopallo che avere in casa un pezzo d’arte ben fatto ma di uno sconosciuto.

Ancora una volta tutto ciò che riguarda l’arte e che possa essere considerata come tale viene lasciata nelle mani di curatori, critici, galleristi, che ne dettano le regole e mettono bocca su cosa possa andare bene o meno, cosa possa essere artistico o meno, cosa possa essere pornografia o meno.

Foto di GeorgeX México
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Fabrizio Mariani

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