Arts & Culture

I MONDI SOSPESI DI FRANCESCO ROMOLI

A metà fra sogno e realtà, sono il fermo immagine di esistenze bloccate in un spazio atemporale.

Immaginate di stare guardando attraverso una finestra lo scorrere dell’esistenza, e poi, in una frazione di secondo qualcosa si blocca, per continuare poi a proseguire nel filo del tempo. Esattamente come in fotografia quando l’apertura dell’obiettivo fa entrare la luce che fissa sul negativo l’immagine, così la serie dei Mondi Sospesi di Francesco Romoli sembrano essere stati bloccati in un fermo immagine.

Assurdo invece pensare che ogni soggetto e oggetto sia stato invece costruito con cura e nel dettaglio, immobile come un manichino fermo nelle sue pose. Se la poetica del lavoro rivela l’attimo di un istante bloccato, la sua realizzazione dagli spazi alle pose dei personaggi è essa stessa eterna nelle loro azioni ed esistenze. Il tempo rimane sospeso e indefinibile.

“In questo progetto ci sono tutte le caratteristiche che mi hanno sempre affascinato nelle fotografie, nei libri e nei film che ho sempre amato: i cortocircuiti della mente, il lato oscuro delle piccole città, solitudine, incubi e paure, stemperati sempre da un messaggio di speranza, un raggio di sole, una casa confortevole in mezzo al bosco, un riparo in mezzo alla pioggia”. 

Il messaggio che ne viene trasmesso è qualcosa di inquietante, surreale, angosciante e onirico, assimilabile  alla solitudine dipinta da Hopper o fotografata da Crewdson.

2.1 I MONDI SOSPESI DI FRANCESCO ROMOLI

8 I MONDI SOSPESI DI FRANCESCO ROMOLI

In queste immagini si percepisce tutta la malinconia romantica che avvolge il singolo individuo occupato a vivere la propria esistenza, fregandosene se la pista da ballo e circondata da rottami di macchine, la ragazza siede sola a un tavolo vuoto di un ristorante italiano sparso in qualche paese straniero e l ‘uomo guarda fuori da una stanza diroccata, la cui unica presenza di vita passata è una foto di famiglia appesa a un muro scrostato e forato come se fosse stato vittima di cecchini. Giocando sul confine tra realtà e finzione Francesco ha costruito letteralmente un mondo tutto suo.

“Ogni singolo scenario nasce da un’idea di cui mi sono innamorato, come se fosse un piccolo film. L’idea mi parla, l’idea mi suggerisce l’umore, mi mostra i personaggi, cosa devono fare, mi dice la storia, mi mostra tutti i dettagli. Poi tutto quello che devo fare è rimanere fedele all’idea mentre vado avanti con la realizzazione del progetto, evitando distrazioni finché non mi convinco che ogni cosa sia al suo posto”.

Neanche a farlo a posta, per fermare il tempo ci vuole tempo…

“Forse è per questo che la primissima idea di lavorare su una città immaginaria realizzata con modellini mi è venuta almeno un paio di anni fa, ma poi tra una cosa e un’altra sono riuscito a partire solo a maggio 2016 per terminare nell’autunno dello stesso anno”.

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Ogni singolo scenario urbano costruito e fotografato, diventa l’attimo preciso di una storia molto più grande e mai raccontata o rimasta incompleta, a cui a noi ci è dato sapere solo un piccolo frame, un piccolo scorcio di quella storia sospesa…

 

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