Arts & Culture

MIKE DARGAS

La passione che diventa immagine.

L’iperrealismo, oggi più che mai, sembra avere preso piede nel mondo dell’arte, che, dopo aver sperimentato di tutto, sembra volere tornare a un ordine comprensibile globale. Qualcuno può vederlo come un’ottima esecuzione e padronanza della tecnica, ma oltre il riprodurre alla perfezione una fotografia manca di idea, quell’idea creativa che fa di un opera d’arte l’opera per antonomasia.

C’è chi lo percepisce come l’arte perfetta. Ad esempio il famoso cerchio di Giotto racchiude la sintesi della bravura dell’artista che riesce a riportare attraverso la tela la riproduzione fedele della realtà. Rotkho asseriva che l’arte doveva avere una propria realtà. Gli impressionisti a loro modo la cercavano fuori dagli studi, Gauguin e Matisse indagavano la realtà nascosta dei sentimenti oltre il guardare solamente il paesaggio.

Ognuno nella lunga storia dell’arte dice la sua pensando che la propria strada sia la migliore, basti pensare che El Greco dovette scappare da Roma e rifugiarsi in Spagna perché affermò che avrebbe potuto ridipingere la volta della cappella Sistina di Michelangelo meglio di lui. Dibattiti a parte possiamo osservare come gli uomini hanno da sempre considerato la produzione artistica come una necessità biologica per esprimersi e come un linguaggio l’arte ha soddisfatto questo impulso.

Mike Dargas, è più che un pittore, con la sua arte fa vivere tutte le passioni dell’eros e dei sentimenti imprimendole in immagini e fissandoli nella nostra memoria. Prendendo in prestito l’opera pop di Richard Hamilton Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing? del 1956, dove un culturista fa bella mostra di sé con la sua compagna circondati dal boom economico di quel periodo, l’artista affermò che i soggetti dovevano rappresentare dei moderni Adamo e d Eva con tutti i confort della vita moderna, perché se anche l’Eden è bello, rimane comunque un  posto noioso in confronto a tutto ciò che può offrire il futuro.

I quadri di Mike sembrano dirci la stessa cosa, di lasciarsi andare e di godere intimamente della vita. Se pensiamo all’amore, all’erotismo, agli impulsi sessuali ce li prefiguriamo come potenze astratte, ma Mike riesce a riprodurre con cura e precisione dei dettagli queste pulsioni da sembrare fotografie che solo un’accurata vicinanza dell’osservatore al dipinto rivela tutta la meticolosità della pennello.

Lo studio del soggetto è intenso e accurato. Attraverso un’ottima padronanza delle luci e delle ombre come nel realismo caravaggesco e della visione mistica e surrealista che avvolge le sue opere, i suoi ritratti, come fotografie cercano di cogliere l’istante del soggetto e della sua intimità che si vengono a legare emotivamente e intimamente con chi li osserva.

In contrapposizione alla serie dei modelli maschili dove sono i conflitti interiori, la rabbia, il disagio e il senso di impotenza ad essere mostrati o i semplici ritratti puliti, sono la serie grondanti miele o cioccolato con tutta la carica erotica dei volti umani che ci invitano a lasciarci andare a fantasie personali e che celiamo nascondendole agli altri.

Oscar Wild diceva che ogni uomo mente, ma dategli una maschera e vi dirà la verità. Questo espediente permette a Mike di esprimere tutta la sua bravura artistica valorizzando la vischiosità e la densità dell’alimento creando quasi la sensazione di poterlo toccare, assaggiare. Come in Alice dietro lo specchio i suoi quadri sembrano darci la dimensione reale che oltre il quadro ci sia un altro mondo abitato dalle sue figure.

Le sue opere sono un ponte tra la realtà che rappresentano e la loro esecuzione produttiva in questo mondo, assimilando la realtà della tattilità con la realtà dell’apparenza. Mike è convincente perché si può avvertire la tattilità dei suoi volti, dei liquidi che li ricoprono nella consistenza fisica delle cose rappresentate, e nella realtà del suo dipinto in quanto riproduce nel modo in cui percepiamo le cose in rapporto al funzionamento stesso della vista.

La bellezza provoca in noi un sentimento di piacere legato al nostro desiderio infantile di sicurezza, ciò che noi associamo all’appagamento di questo desiderio forniranno in noi un senso di soddisfazione assoluta. La funzione dell’arte è quella di esprimerne e stimolare, esattamente come quella di Mike.

mike-dargas MIKE DARGAS

Come è iniziata la tua carriera di artista, quale è stato il primo approccio alla pittura?

Ho iniziato a dipingere da bambino. Mi ricordo che disegnavo e dipingevo scene del “Il libro della giungla” di Walt Disney sulle pareti del mio asilo dopo aver visto il film per la prima volta. Crescendo mi piaceva andare nei musei e osservare dipinti di antichi maestri. scarabocchiavo durante le lezioni e disegnavo con i gessetti sulla strada di fronte al Duomo di Colonia. Ad un certo punto sono entrato nel mondo dei tatuaggi e ho aperto il mio studio. Guardando indietro posso dire che non ho mai pianificato di diventare un artista. L’arte per me è una cosa molto intuitiva, è il mezzo che posso usare per esprimermi in modo naturale e scorrevole, in modo più chiaro che con le parole.

Ci sono artisti o correnti artistiche a cui ti ispiri?

Ammiro artisti come Helnwein, Caravaggio, Sandorfi, Dalí e sono stato influenzato principalmente dai movimenti artistici come il realismo e il surrealismo.

Nasci in Germania ma ti sposti in America a lavorare, quale è il motivo di questo trasferimento?

Ho lavorato a Los Angeles questa estate per un progetto imminente e sono appena tornato. Si tratta di un beneficio dei nostri tempi poter essere in grado di viaggiare per il mondo e lasciarsi ispirare dai diversi ambienti, le persone e le culture.

Come sei arrivato allo stile iperrealista? Come si è evoluta questa tecnica?

Influenzato dai vecchi maestri, sono stato sempre attratto da questo tipo di arte e di stile tecnico. Mi emoziono ancora quando vedo opere di Michelangelo Merisi. Il suo stile era avanti nel tempo e ha influenzato molto il mio lavoro. Mi spinge a migliorare le mie capacità ogni giorno. Voglio che ogni nuovo pezzo diventi migliore di qualsiasi altro fatto prima.
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Mike Dargas, Train of Thought,180x130cm, 2015, olio su tela

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Carlo Sessa

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