Arts & Culture

VIRGENES DE LA PUERTA

Juan Jose Barboza-Gudo e Andrew Mroczek hanno cercato col loro progetto di porre sotto una nuova presa di coscienza la figura dei trans in Perù.

Diritti, tutela, pari opportunità. Viviamo in una società che non riesce a liberarsi dai dettami stabiliti sull’identità biologica, e su cosa ci si aspetti da coloro che sono circoscritti in base al proprio genere. I bambini vestono di azzurro, le bambine di rosa. I bambini giocano alla guerra e con le macchinine, le femmine con i bambolotti e le cucine. Imprimiamo e plasmiamo in loro l’idea del maschio coraggioso e forte e la femmina dedita alla casa e alla famiglia. Spianandone la strada fin da piccoli nei comportamenti, li incanaliamo in identità preordinate e verso una condotta che dovranno seguire. Ma quando queste identità non vengono seguite ed abituati – ma soprattutto tranquillizzati – a crearci tante piccole stanze dove catalogare tutto, li inseriamo in altri vani che identifichiamo come omosessuali, transessuali, bisessuali, diversi.

Senza entrare in specifiche argomentazioni – anche perché il discorso sarebbe molto più complicato e lungo – bisognerebbe semplicemente accettare le varie identità.

Juan Jose Barboza-Gudo e Andrew Mroczek, hanno cercato col loro progetto Virgenes de la Puerta di porre sotto una nuova luce la figura dei trans in Perù, con la speranza che tale progetto possa aiutare a migliorare la situazione attuale, creando le basi per una nuova tolleranza verso tutte le persone che vogliono vivere la propria sessualità in maniera libera da preconcetti e discriminazioni.

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Juan Jose Barboza-Gudo nato in Peru, Andrew Mroczek nato negli USA. Come vi siete incontrati e come è iniziata la vostra collaborazione artistica?

Andrew: Juan aveva completato due programmi di master presso il Massachusetts College of Art & Design quando avevo curato una sua personale di scultura e pittura presso l’Università Lesley dove sono il Direttore Associato per le mostre circa 10 anni fa. Da quella prima esibizione abbiamo poi mantenuto negli anni un rapporto di artista e curatore e naturalmente amici.

Juan: Lavoriamo bene in queste competenze. Siamo entrambi perfezionisti quando lavoriamo e siamo spesso d’accordo come a volte no su un progetto, costringendoci a esaminarne ogni dettaglio.

Andrew: Significa anche che deve esserci una solida idea concettuale per ogni componente in ciò che facciamo, e penso che sia abbastanza naturale che tale tipo di componente sia primaria per lavorare insieme. I diritti LGBTQ sono qualcosa di cui siamo entrambi appassionati.

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Parlateci del progetto della serie Virgenes de la Puerta, perché è nato, come lo avete sviluppato e come avete contattato le protagoniste delle foto?

Juan: Quando ero giovane ho assistito a un pestaggio di una trans a Lima. Sono rimasto scioccato dal fatto che nessuno fosse andato in suo aiuto e perché era stata trattata come se la sua vita non avesse valore. È una cosa che mi tormenterà per tutta la vita. Decenni dopo Andrew è stato invitato a curare una mostra del mio lavoro alla Galeria Cecilia Gonzalez a Lima. Durante questo viaggio abbiamo avuto l’opportunità di scoprire che in Perù ci sono poche protezioni per le persone LGBTQ e che la loro lotta è ostacolata da leader religiosi e politici corrotti. Fu durante quel viaggio che nacque questa collaborazione.

Andrew: Ritornando a Lima l’anno successivo abbiamo incontrato Maricielo alla Marcia dell’Orgoglio di Lima (Pride March). Dopo avergli spiegato il nostro progetto e i suoi obiettivi, ha accettato di parlare con noi ulteriormente. Ci sono volute diverse telefonate ed email durante il corso delle successive tre o quattro settimane per convincerla a rincontrarci . Ha senso … sapevamo che stabilire fiducia richiede tempo. Il nostro primo incontro è stato stratificato da innumerevoli storie ed esempi di oppressioni e abusi subiti dalle donne trans in Perù. É stata abbastanza chiara quando ci chiedeva cosa speravamo di ottenere con questo lavoro e che questo progetto non finisse su uno scaffale. Solo quando abbiamo discusso con le gallerie e le mostre nei musei con la possibilità di pubblicare un libro, ha accettato di far parte del progetto e di presentarci ad altre donne che sono diventate le figure centrali della serie Virgenes.

Juan: Come risultato di quelle prime conversazioni abbiamo deciso come priorità di inserire donne di una vasta gamma di età e tipi di corpo e in diversi punti della loro transizione. Tutte le donne della serie sono attiviste di un certo livello. Volevamo che tutte le donne trans in Perù si sentissero raffigurate come icone potenti, sia in termini di cultura peruviana sia anche per la comunità trans. In sostanza ogni donna è diventatoil volto di un potente movimento per uguali diritti umani e civili.

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Quali reazioni hanno avuto queste donne quando gli avete spiegato il perché del progetto?

Andrew: Siamo stati molto fortunati, ogni donna con cui abbiamo parlato era interessata a partecipare e questa disponibilità ce la diceva lunga. C’era chiaramente la necessità che le donne trans venissero rappresentate positivamente. I nostri incontri prima di ogni scatto ci hanno aiutato nel dare una direzione al progetto e alla composizione di molte delle immagini, in più ci offriva anche l’opportunità di ascoltare le loro storie personali e capire come potevamo lavorare insieme per migliorare le cose. Due erano spesso gli argomenti: come vengono percepite le persone trans e come queste sono emarginate e oppresse.  

Juan: Soprattutto si distingue il nostro tempo passato con Leyla. É un’attivista e una donna trans che ha dedicato la sua vita ad educare altre donne trans su questioni di assistenza sanitaria, consapevolezza dell’HIV e sicurezza generale. Leyla è stata la prima donna a parlare apertamente dello stigma di come la figura di una transgender viene rappresentata in maniera fetish e sessuale piuttosto che rispettata. C’è molta paura nella percezione delle persone del corpo di una transgender. Quando parla del proprio corpo e del punto in cui è arrivata nella sua transizione, la descrive come “bella”. L’inserire immagini di donne trans nude è diventata una priorità mentre lavoravamo nel cercare di frantumare lo stigma e la paura del corpo trans.

Andrew: Abbiamo guardato il modo in cui le donne trans sono spesso rappresentate nell’immaginario e in vari tipi di immagini; dai fotografi che ne documentano la vita al modo in cui i media li hanno rappresentati accentuandone la visione sessuale e feticista. Le donne con cui abbiamo lavorato hanno veramente abbracciato l’idea di far parte di una serie che celebrava chi erano come donne e contemporaneamente essere degli individui all’interno della ricca cultura peruviana.

Leggendo la storia della vergine portata davanti alla porta del paese per protezione dai pirati, viene in mente che nel caso dei soggetti delle vostre foto per contro, le porte se le ritrovino sbattute in faccia. Qual è la situazione riguardo i diritti LGBT in Peru?

Juan: È molto difficile per le persone LGBTQ nel mio paese, c’è tanta discriminazione contro le persone gay e trans. Ci sono zone di Lima che sono più sicure per la nostra comunità rispetto ad altre aree, ma in generale è un luogo pieno di intolleranza. A Miraflores, un’area più turistica di Lima, esistono leggi generali anti-discriminazione, ma queste leggi vengono raramente applicate. Bisogna ricordare che la chiesa e i politici sono coalizzati, ed è risaputo che la chiesa paga i leader politici affinché sostengano la loro posizione. E il loro pensiero non include l’uguaglianza per tutti i peruviani a prescindere dal genere, dalla sessualità e dalla razza. Le cose stanno migliorando? Lo spero. Vedo sempre più proteste, più persone che vengono ai Pride, e vedo una comunità LGBTQ che è stanca dell’oppressione. Ed è questo che fa iniziare il cambiamento.

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Come è stato accolto dalle autorità religiose, politiche, dalla gente comune il vostro progetto? Soprattutto nell’aver accostato dei transessuali a una figura così importante per il Paese.

Andrew: La gente diventa molto inquieta e arrabbiata quando si critica la chiesa, e noi qui negli USA sappiamo bene come la politica e i leader politici possono dividere una nazione che non è diversa dal Perù. Siamo stati criticati da alcune persone che ritenevano che il nostro uso dell’iconografia religiosa sconfinasse nella blasfemia. Quello che non riescono a capire è che il nostro uso del simbolismo religioso e iconografico non è critico sulla “religione”, ma il nostro lavoro è incentrato più sull’elevazione della figura delle donna. È un linguaggio visivo. La nostra critica è rivolta alla corruzione all’interno della chiesa come organizzazione, non sulle credenze o sulla fede spirituale di qualcuno. Vedrai  personaggi religiosi in film, televisione, arte e fotografia cisgender, presumibilmente eterosessuali … ma se decidi di raffigurare un tema religioso con una persona trans sei tacciato di blasfemia. Perché? È paura. È controllo. Il vescovo peruviano Luis Bambaren usava continuamente la parola “frocio” per descrivere le persone gay e trans durante le interviste televisive. Era un uomo potente la cui influenza diffusa perpetuò l’omofobia e la transfobia in ogni parte del paese, e questa è una cosa difficile da cancellare. Non credo che questo lavoro venga accolto dai leader religiosi e politici, ma quando se ne parlerà di più, saranno loro a dover sopportare la colpa dell’oppressione e della marginalizzazione delle persone trans.

Una frase letta su un libro: ”Se gli uomini assomigliassero più alle donne, farebbero molte meno guerre” Pensate che la cultura patriarcale e machista sia ancora una barriera verso la libertà d’espressione e d’identità dell’individuo?

Juan: il machismo è un problema enorme in Perù come il classismo. L’equiparazione della mascolinità con la forza e la potenza mina le donne e perpetua uno stigma che crea una gerarchia di genere. Per le donne trans questo significa essere considerate ancora meno, perché viene percepito come avere “rinunciato” alla mascolinità per un genere “più debole”.

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Se pensiamo alla figura della trans, la accostiamo quasi sempre alla prostituzione in quanto le istituzioni non danno loro la possibilità di poter lavorare. Credete che il vostro progetto abbia fatto o possa portare ad un cambiamento?

Andrew: Penso che parlo sia per Juan che per me quando dico che abbiamo fatto questo progetto in primo luogo per le donne trans in Perù, e se volessimo che questo lavoro cambiasse immediatamente la concezione delle persone trans, vorremmo che fossero apprezzate per quello che sono veramente e che fanno parte della loro cultura. Sappiamo proprio come le donne con cui abbiamo lavorato e conosciuto che questo cambiamento deve avvenire come traguardo per la comunità trans che lo esige dai loro oppressori. Non possiamo combattere la loro lotta ma possiamo certamente creare una piattaforma che continui il discorso necessario per sostenerle. In vari modi sento che la serie ha successo quando donne più giovani vedono queste immagini e sentono un senso di orgoglio e un senso di comunità, e la mia speranza è che le donne trans continuino a lottare per l’uguaglianza non perché gli è dovuta, ma perché è un loro diritto come esseri umani avere pari opportunità e protezione.

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