Arts & Culture

CASEY JENKINS

Sfidare la cultura misogina.

Nel 2013 mi sono seduta in una galleria e per 28 giorni consecutivi lavorando a maglia un gomitolo inserito nella mia vagina. La performance è stata chiamata Casting Off My Womb si è tenuta in una galleria indipendente di Darwin, una città australiana con una popolazione di poco più di 100 mila persone circondata dal deserto, dai coccodrilli e le cui acque sono infestate dalle meduse, da allora il video è stato visto da oltre 7,5 milioni di persone grazie al curioso potere di Internet.

Il lavoro è stato lento, silenzioso e ritmico. Mi sedevo per un massimo di sei ore al giorno intrecciando il filo per quello che sarebbe diventato un percorso lungo 14m, il cui filo passava dal bianco al rosso al bianco di nuovo, segnando un ciclo mestruale completo come un nastro telescrivente.

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Casey Jenkins, Casting Off My Womb, © Darwin Visual Arts Association
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Casey Jenkins, Casting Off My Womb, © Darwin Visual Arts Association
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Casey Jenkins, Casting Off My Womb, © Darwin Visual Arts Association

Il lavoro è stato filmato da una stazione televisiva e pubblicato on-line e la reazione degli utenti di internet, in contrasto con la piccola accoglienza positiva della galleria è stata forte e pomposa con centinaia di migliaia di articoli in tutto il mondo e un’infinità di commenti al vetriolo dichiarazioni secondo cui ero ‘malata di mente’, in ‘cerca di attenzione’ e ‘disgustosa’ – questi commenti illustrano efficacemente due fondamenti centrali del lavoro: che tutte le persone percepite come donne sono soggette ad un’importante quantità di regole sociali e ad una pressione per presentarsi in modo appropriato, e che le parti del corpo e le funzioni associate con le donne, come la vulva e le mestruazioni sono oggetto del controllo misogino.

Con Casting Off My Womb stavo provando a placare e ridurre il chiacchiericcio esplorando la possibilità per le persone che si presentano con atteggiamento femminile di prendere decisioni autonome sul cosa fare del proprio corpo e delle proprie vite a dispetto delle aspettative della comunità. Il filato si è mescolato coi miei fluidi ed io l’ho trasformato in una testimonianza di un dato periodo della mia vita e in un’opera d’arte.

Avevo 34 anni all’epoca di Casting Off My Womb e da allora ho eseguito la performance con due sviluppi differenti, Programmed to Reproduce (programmati per riprodurre) al Festival of Live Art a Melbourne nel marzo 2016 e sMother, al Venice International Performance Art Week nel mese di dicembre 2016. Le tre opere sono venute dopo diverse fasi della mia vita – al momento della mia prima performance avevo rapporti solo con donne, poco prima della seconda ero rimasta accidentalmente incinta avendo poi un aborto spontaneo, e la terza arrivò dopo un periodo in cui avevo provato a rimanere incinta più volte ma senza successo.

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Casey Jenkins, sMother -VIPAW 2016, © Alexandre Harbaugh

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Testo di Casey Jenkins
Traduzione di Clio Cueto

 

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