Arts & Culture

SLAVA MOGUTIN

l'arte di essere se stessi.

Slava Mogutin è un artista russo, che si è visto concedere l’asilo negli Stati Uniti come perseguitato per il suo orientamento e la sua posizione in materia di diritti LGBT. Vive a New York, e attraverso diversi mezzi di comunicazione come la scrittura, la poesia e la fotografia da sfogo alla sua creatività sempre mirata e politicizzata. La sua arte provocatoria è stata esposta in tutto il mondo.

Sfida le convenzioni e offusca le direttive sociali e culturali imposte da governo e religione. Per la sua dichiarata omosessualità, sempre manifestata ed espressa senza alcun tipo di restrizione –  nonostante l’ostilità dell’ambiente in cui è cresciuto e si è formato – e per le sue composizioni letterarie esplicitamente erotiche e dense di amore omosessuale, Slava viene da subito perseguitato e minacciato dalle autorità moscovite e da alcuni cittadini.

Accusato di “propaganda della pornografia, descrizione di perversioni patologiche” e di “teppismo internazionale con cinismo eccezionale e particolare insolenza” continuerà a battersi nel suo paese per l’emancipazione sessuale e la libertà di vivere il proprio orientamento con disinvoltura, cercando di registrare all’anagrafe il suo matrimonio con il compagno di allora, l’artista americano Robert Filippini. Azione che lo porterà a dover espatriare dalla Russia dopo aver ricevuto minacce e ricatti. Posa per fotografi come Terry Richardson, Attila Richard Lukacs, Albert Watson, Jack Pierson e David Armstrong, partecipa come attore e protagonista nel film del regista canadese Bruce LaBruce Skin Flick, ha collaborato con artisti famosi come Marina Abramovic, Gilbert & George, Michael Stipe e Edmund White e artisti meno conosciuti.

La sua fotografia rispecchia la sua scrittura, mostrando una realtà e un concettualismo di una società a cavallo tra alienazione e marginalità. Esalta la mascolinità e la spontaneità a volte violenta, della tipica generazione figlia di un proletariato urbano ai confini delle periferie in una continua tensione tra regole e trasgressione. Tra solitudine, ricerca di se stessi e obliquamente il continuo cercare il confronto con gli altri, in una precarietà esistenziale, la cui alienazione culturale si scontra con la quotidianità adolescenziale emarginata, che come unica prospettiva per entrare in quel mondo costituito dalla società è l’essere disposto a scendere a compromessi costituiti e depersonalizzanti che ti rendono simili al resto della massa dominante.

Nelle sue opere vengono mostrati giovani adolescenti in contrapposizione a una società spesso ostile e soffocata da convezioni e pregiudizi, che cercano di scardinare il concetto di scandaloso e immorale creando situazioni, emozioni e sensazioni reali riprese da Slava, che ne immortala i soggetti nella disarmante naturalezza e semplice
bellezza del vivere.

Un’estetica viva e senza filtri, sfrontata e perturbante, demolitrice di stereotipi e figurazioni costrittive. Il suo lavoro può risultare ermetico se osservato con un approccio e un pensiero tipicamente eterosessuale. Bisogna scavalcare queste limitazioni per penetrare nei corpi, nella pelle e nelle immagini fetish affinché si possa svelare ai nostri occhi tutta la poetica narrativa di quelle immagini piene di sessualità intima, esplicita e di amore, esponendo all’osservatore tutte le dinamiche e le contorte restrizioni oppressive nell’identità queer.

Un’epifania della vulnerabilità della vita in un processo di catarsi creativa che si confronta con la propria personalità e la collettività, contrapponendosi a vicenda e liberando l’identità del soggetto contro quell’ ideale sociale accettato dalla cultura dominante. Questa espressività artistica, questo modo di presentarsi come soggetto cosciente agli occhi degli altri, deriva da tutta l’esperienza personale di Slava che si è visto essere incriminato e discriminato solamente per aver espresso se stesso in modo sincero, aperto e radicale, turbando la quiete sociale e destabilizzando le basi su cui la massa si posa da sempre su regole identitarie e culturali.

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© Nicolas Wagner

Puoi raccontarci del tuo esilio dalla Russia e l’arrivo negli Stati Uniti?

Sono stato cacciato fuori dalla Russia per “deliberato disprezzo per le norme morali generalmente accettate”, “teppismo calunnioso con eccezionale cinismo ed estrema insolenza”, “scatenare la divisione religiosa, nazionale e sociale”, “propaganda della violenza brutale, patologia psichica e perversioni sessuali. “ Quelle erano alcune delle accuse penali contro di me emesse dalle autorità russe per il mio giornalismo schietto el’attivismo gay. I miei altri “crimini” includevano l’outing di importanti figure culturali e politiche e il mio tentativo di registrare il primo matrimonio omosessuale in Russia con il mio fidanzato di allora Robert Filippini, un artista americano che vive a Mosca. Era di New York e siamo scappati dall’accusa insieme. Grazie al sostegno di Amnesty International e di altre organizzazioni per i diritti umani, sono diventato il primo rifugiato gay russo a vedersi concedere l’asilo negli Stati Uniti per persecuzione omofobica.

Come ti sei avvicinato all’arte e che tipo di artista ti senti?

La mia arte celebra la diversità e l’anticonformismo, è molto politica e personale allo stesso tempo. Parla di amore in diverse forme e sfumature, per la ricerca di una nuova sensualità e spiritualità, nuovi ideali di bellezza e libertà.

Cosa ti ha fatto avvicinare alla scena fetish?

Venendo da un background sovietico conservatore e opprimente, sono sempre stato affascinato dalle sottoculture alternative radicali, dalle espressioni trasgressive e sovversive della natura umana e della sessualità. Credo che la sessualità sia uno spettro ed è importante documentare i colori e le manifestazioni differenti di tale spettro. La maggior parte delle persone hanno certi feticci, anche se non lo ammetterebbero mai. Essere un artista ti permette di essere onesto, più sperimentale e creativo con il proprio lato feticista.
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Slava Mogutin, Sneaker Pig

Pensi che i social networks aiutino a diffondere l’arte?

Viviamo in un tempo in cui i social media hanno più potere di politici, istituzioni e media mainstream; è uno strumento per gli artisti della mia generazione e I più giovani. I social media hanno cambiato tutto il paesaggio culturale e sociale; si collegano con il pubblico senza il controllo delle gallerie e delle istituzioni che gli artisti spesso usano a proprio vantaggio. Ecco perché non mi piace più andare nelle gallerie; Trovo più ispirazione nell’arte di strada e dai giovani geni virtuali che non hanno una rappresentanza reale nel mondo dell’arte. Credo che il futuro appartenga a loro e non alle istituzioni conservatrici, obsolete e corrotte che controllano la cultura mainstream e dei media.

Ci sono artisti che ti ispirano?

Ho sempre ammirato fotografi documentaristi da Alexander Rodchenko, Brassaï e Henry Cartier-Bresson a Diane Arbus, Peter Hujar, Nan Goldin e Larry Clark. Sono molto interessato al surrealismo francese e al movimento costruttivista russo, il lavoro di Pierre Molinier e Pierre Klossowski, anche le prime serigrafie di Robert Rauschenberg. Kuzma Petrov-Vodkin e Alexander Deineka sono i miei pittori preferiti sovietici cui trovo il loro lavoro davvero motivante e provocante.

Sei passato dalla scrittura alla fotografia. Come è avvenuto questo passaggio?

Proprio come la poesia e il giornalismo, la fotografia è la mia passione da tutta la vita. Ho sempre attinto dalle immagini e dalla documentazione che mi circonda. Quando mi sono trasferito a New York, ho iniziato a lavorare come modello per artisti e fotografi come Terry Richardson, Bruce LaBruce, Attila Richard Lukacs, Albert Watson, Jack Pierson e David Armstrong. Lavorare con loro è stata una grande esperienza di apprendimento per me e mi ha dato la fiducia per iniziare a mostrare e pubblicare il mio lavoro.
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Slava Mogutin, Mickey Mouse

Cosa pensi guardando alla Russia oggi e alla vita dei gay? Chi è il vero colpevole? Il governo maschilista di Putin o la mentalità retrograda della Chiesa Ortodossa?

Se si guardano le radici e la storia dell’omofobia, gli omosessuali sono stati perseguitati ed emarginati come capri espiatori da dittature in tutto il mondo. Non è un caso che la famigerata legge anti-gay è stata introdotta nello stesso tempo in Unione Sovietica e nella Germania nazista. Entrambi i regimi consideravano gli omosessuali come subumani e degenerati, e il totale atteggiamento verso le persone omosessuali in Russia è stato modellato da questa mentalità chiusa e l’omofobia sponsorizzata dallo stato. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la nuova propaganda cristiana ortodossa è diventata la politica ufficiale dello stato, e non è una sorpresa che Putin ha introdotto recentemente la legge anti-gay come parte del suo programma populista nazionalista.
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Slava Mogutin, Lost Boys Josh Red Hat

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Carlo Sessa

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