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MAXIME BALLESTEROS LES ABSENTS

Una fotografia energica, con flash che illuminano la scena e ne aumentano la percezione dello spazio. Il suo stile è essenziale, vero, la più pura della fotografia.

Essenziale e pura, la fotografia di Maxime Ballesteros nato a Lione in Francia nel 1984 e residente a Berlino dal 2007, mostra un universo parallelo in cui i confini tra reale e irreale, soggettivo e oggettivo si dissolvono.

Mostrando scenari onirici personali e visionari con un punto di vista diverso, il suo lavoro risente di una carica sessuale ed empatica fuori dal comune rivelando tutti i lati dell’umanità, i suoi pregi e difetti.

Registra le interazioni e gli atti comuni che le persone svolgono regolarmente tra loro o in solitudine, rendendo quella quotidianità degna di essere celebrata come opera d’arte. Ritrae i temi primari delle interazioni sessuali in un mondo in cui la libertà sessuale viene celebrata come parte della quotidianità in modo da poter apprezzarne l’autenticità della vita.

maxime-ballesteros MAXIME BALLESTEROS LES ABSENTS

Pubblicate nella sua prima monografia Les Absentes ed edito da HATJE CANTZ, il libro raccoglie una selezione dei suo scatti presentando immagini non artificiose, sincere e scattate ancora in analogico.

Una scelta la sua, non dettata da un atto di resistenza al digitale, ma semplicemente ritenuto lo strumento più adatto per il suo lavoro, e che lo porta ad essere più parsimonioso nello scattare solo quando è convinto che la scena davanti ai suoi occhi è degna di essere fissata su negativo.

Questa scelta porta ad avere più fiducia in se stessi, ad essere più efficienti, nel senso di non fare troppi scatti della stessa scena – al massimo non più di due – ed è dovuta al rapporto e alla dinamica che forzatamente si crea tra il soggetto e Maxime, andando a creare una stima reciproca e reale nel lavorare insieme.

maxime-ballesteros11 MAXIME BALLESTEROS LES ABSENTS

Osservandone il lavoro ci si mette in una posizione di confronto tra la percezione che noi abbiamo della scena davanti ai nostri occhi e la scena rappresentata dal fotografo, sconvolgendone la realtà e nello stesso tempo lasciando una porta aperta all’immaginazione.

Alcune delle sue foto sono più dirette, quasi una dichiarazione o uno stop. Altre hanno molti strati e possono essere lette su diversi livelli come una domanda che Maxime chiede a se stesso o allo spettatore, lasciando piena libertà allo spettatore perché possa entrare nel fotogramma con la sua storia e l’immaginazione.

Una fotografia energica, con flash che illuminano la scena e ne aumentano la percezione dello spazio. Il suo stile è essenziale, vero, la più pura della fotografia. Tecnica e istinto vanno di pari passo e non si sovrappongono.


Se alcuni dei suoi soggetti sono figure ordinarie che interagiscono con l’ambiente circostante e gli altri personaggi intorno a loro, con un punto di vista più affine alla fotografia di strada e documentaristica, in altri suoi scatti più costruiti, alcune modelle sono coperte lasciando solo le gambe visibili.

Se da un lato il corpo è presente attraverso le parti degli arti mostrati, d’altro, nascondendo il viso – la parte più riconoscibile di noi – si viene a creare una presenza/assenza della persona.

Il corpo diventa veicolo di storie lasciando che lo spettatore partecipi del suo lavoro dandogli spazio all’immaginazione e all’immersione. Un’esplosione di emozioni crude e vere che ci vengono mostrate attraverso la carne, i collant, i tacchi alti e la pelle. Dee che bucano le nuvole con i loro tacchi e fanno passare un raggio di sole che ci illumina.

 


MAXIME BALLESTEROS LES ABSENTS


HATJE CANTZ
pp.272 – 2017
€ 35,00
lingua inglese francese

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