Arts & Culture

IL MAIALE VIETATO

Così parlò il Signore “Questi sono gli animali che potrete mangiare fra tutte le bestie che sono sulla terra”.

Cresciuti sotto i dogmi della religione ne accettiamo le regole, senza porci la domanda del perché di queste imposizioni relative a ciò che viene ammesso e ciò che invece è proibito. Ci conviviamo ormai da secoli se non millenni, e diamo per scontato che la regola sia intrisa di tutti i responsi divini a cui essa appartiene senza cercare una precisa risposta. È così perché è così.

Ancora oggi uno dei grandi tabù nelle religioni dell’ebraismo e dell’islam, vietano il consumo di carne di maiale ritenuto un animale impuro, alcuni adducono perché usa rotolarsi nel proprio sterco – scusa non plausibile poiché quasi tutti gli animali tendono a mangiare o stendersi sulle feci di altri animali – i maiali poi, tendono a farlo quando sono privati di fonti alternative di umidità esterna per raffreddare i loro corpi.  Facendo un passo indietro nel tempo e analizzandone i contesti, si può intuire il perché di tale regola e come sia resistita ancora oggi.

L’addomesticamento di animali è iniziato come tentativo di garantire delle razioni di carne alle popolazioni dei villaggi che da nomadi iniziavano a diventare stanziali. Pecore, capre, porci, bovini e altre specie poterono essere allevati soprattutto come fonte di cibo, in quanto all’inizio del neolitico i villaggi erano circondati da ampie foreste e pascoli non per forza necessari all’agricoltura.

Questo stile di vita proseguì fino al momento in cui la popolazione iniziò a crescere e la disponibilità delle foreste e dei campi non coltivati andava diminuendo, lasciando spazio a una popolazione sempre più agricola a discapito degli animali come riserva di carne. Non solo perché da alcune specie è possibile ricavare una quantità costante di proteine come il latte e i latticini, ma anche per il loro valore di forza lavoro e fornitori di fertilizzante.

Probabilmente si cominciò a mangiare sempre meno carne poiché molti di questi animali erano più utili da vivi che da morti. Il suo consumo diventò un lusso sempre più legato ad occasioni di sacrifici rituali e redistribuzioni sacerdotali. Per quelle specie che portavano un costo troppo alto e faticoso in termini di tempo e mantenimento ne fu decretato il divieto.

Nascono dottrine religiose che ne sconsigliano il consumo in quanto non gradito alle divinità ritenendolo animale impuro. Questo declino del cibarsi di alcune specie di animali divenne – e lo è ancora per i più ortodossi – uno dei più grandi divieti nel Medio Oriente. Solitamente le proibizioni verso una o più specie avvengono e fanno parte di un processo dinamico ed evolutivo.

In questo caso, le società per salvaguardare la propria esistenza, iniziano a modellare una cultura di limitazioni – avvalorate dalla religione – nel momento in cui il rapporto tra beneficio comune e costi che ne derivano per il suo mantenimento subiscono uno scompenso.

La lettura continua

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Mattia Magistri

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