Arts & Culture

Gli EX VOTO

Un accordo devozionale con il divino.

“Sia fatta la tua e la mia volontà”.  Si sa i santi vanno curati, accuditi. Soprattutto se gli si chiede l’intercessione per essere guariti da qualche male fisico o emotivo, e per sancire l’avvenuto accordo gli si offre sempre qualcosa.

L’offerta votiva che risale già al neolitico e diffusa tanto nella società greca quanto in quella romana – e di quest’ultima viene in mente la piccola chiesa del “Domine quo vadis” a Roma, che custodisce la copia (l’originale si trova nella chiesa di San Sebastiano) del calco dei piedi di Gesù, impressi su una lastra di marmo dove secondo la tradizione Pietro, in fuga dalla città per le persecuzioni di Nerone, avrebbe incontrato il Signore.

La reliquia è quasi sicuramente un ex voto elargito a qualche divinità pagana – è sempre un oggetto donato a una chiesa, un santuario o un luogo sacro per scopi rituali.

Che siano gioielli con cui si agghinda una statua, l’oggetto-segno della malattia come le stampelle appese alle pareti, gli abiti da cerimonia, il denaro, le candele o i fiori, sono sicuramente gli Ex Voto in metallo o argento la forma più diffusa e popolare di offerta al divino.

Ex Voto. A seguito di un voto. Quasi sempre connessi alla sfera della salute o dello scampato pericolo, in un patto verbale sancito tra l’uomo è Dio, questi oggetti dalle più svariate forme e dimensioni, ignorando la separazione tra paganesimo e cristianesimo, non si sono mai evoluti stilisticamente in raffronto al progresso stilistico dell’arte, atemporali nel corso dei secoli persistendo nelle loro forme stilizzate.

Sia che ne rappresenti la scenica dipinta su tavola, raffiguri la persona competa, il particolare anatomico interessato della malattia o della guarigione – gambe, braccia, ventre, seni, occhi ecc. – fino ai cuori fiammeggianti con applicate al centro di essi i monogrammi AM, PGR o GR, incarnano in tutto il loro significato di oggetto la totalità del corpo e la storia del suo oblatore.

L’offerta al divino di qualcosa di personale non è semplice dono, quelle immagini votive sono organiche, vive, rappresentano un’estensione del proprio corpo – l’altro me – e sono la manifestazione dell’incontro con il soprannaturale.

L’oggetto come raffigurazione corporale di sé stessi, ha la capacità di assorbire nella sua rappresentazione tutto il male fisico e affidandolo a Dio o ai Santi gli si chiede l’intercessione per la propria guarigione, in quanto carichi di tutta quella connotazione psichica e religiosa di cui l’offerente vede nell’oggetto tutto il valore simbolico, spirituale, magico e taumaturgico in grado di raccontare il tempo della malattia e della sofferenza passata, in atto o l’avvenuta guarigione.

Questa richiesta di intercessione e il fatto che sia formulata sotto forma di voto o promessa attraverso un oggetto, da modo di realizzare una forma materiale ed organica al tempo psichico e cronologico che deve passare per la guarigione sostituendone la carne attraverso l’immagine simbolica.

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Irene Biassoni

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