Arts & Culture

LA DESOLATA

Il lamento funebre antico.

Nella cultura folkloristica italiana o nei paesi di tradizione cristiana, specialmente nel meridione e nei paesi latini, dove il Barocco ha dato vita a manifestazioni piene di pathos ed enfatizzazione del dolore attraverso le rappresentazioni scenografie della passione durante il periodo pasquale, la Settimana Santa costituisce un grande rito di meditazione collettiva sul mistero della morte e al tempo stesso di esorcismo di essa.

Meditando e piangendo il sacrificio di Cristo, i fedeli piangono sulla loro povera umanità marchiata per sempre dalla colpa di Adamo e costretta a incontrare la morte. Durante la Settimana Santa ci si sforza di soffrire come Cristo, cercando di pagare col sangue e con la penitenza la colpa del debito che sia ha nei suoi confronti. Si veglia, si piange, ci si flagella.

Questa ritualizzazione pubblica del rimorso diventa anche il mezzo per la salvezza. La penitenza e la flagellazione non solo portano all’immedesimazione col Signore tradito, ma vengono particolarmente rivolte all’effige della Madonna in una richiesta di perdono per il dolore e il torto subito alla morte del figlio. Il fulcro caratteristico in cui ruota la Settimana Santa e in particolare quelle 48 ore che vanno dalla metà del Giovedì Santo durante l’Ultima Cena fino alla metà del sabato, sta al centro di questa celebrazione pubblica del dolore e del compianto funebre.

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© Valerio Agricola

Quasi tutti i riti di queste giornate e soprattutto di queste notti sono circoscritte alla rievocazione della passione e della morte, e possono essere di due tipi: quelle a rievocazioni storiche con personaggi in costume e che mettono in scena interpretando le stazioni della via crucis o quelle a carattere specificatamente processionale dove i protagonisti sono o delle statue che ripercorrono anch’esse la passione dette Processione dei Misteri o quelle puramente funerarie con l’immagine del Cristo steso in un baldacchino e seguito dalla madre e a volte da altre figure di santi che possono variare di numero in base alla posizione che hanno nella storia dei vangeli.

Se quindi la maggior parte di queste cerimonie hanno carattere funebre e sono dedicate al dolore collettivo della crocifissione, la processione che si svolge a Canosa di Puglia il sabato mattina, ha un carattere del tutto singolare per la sua valenza di rappresentazione di elaborazione del dolore.

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© Valerio Agricola

Dopo essere passati i riti delle esequie del Cristo avvenute il venerdì, a Canosa il sabato è il giorno del lamento, del lutto. La madre raffigurata nella statua di Canosa affranta e senza pace ai piedi della croce con il cuore trafitto e l’angelo a consolarla, viene portata a vagare per il paese in cerca di conforto. Interessante è anche il fatto che sia per la processione del venerdì che per quella del sabato, le statue figuranti la Vergine siano diverse presentando così una non interruzione narrativa spazio-temporale che va dalla tumulazione alla resurrezione.

La Processione della Desolata è una delle più sentite e teatrali nell’elaborazione del dolore. Ad accompagnare la statua ci sono le donne, alcune di queste ancora scalze, che possono arrivare anche a più di duecentocinquanta partecipanti vestite a lutto, abbracciate a catena e con il volto coperto da un velo nero che ne annulla l’identità.

Foto Valerio Agricola

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Chiara Allegri

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