Arts & Culture

THE KID

La realtà profonda e difficle

La sua arte è provocatoria, riflessiva non scontata. A ispirare il suo percorso artistico è la frase di Oscar Wilde “Dietro ogni cosa squisita c’è qualcosa di tragico”. È come un calcio nelle palle, The Kid è questo, è un calcio nelle palle alla società.

Giovanissimo e talentuosissimo artista contemporaneo, se riflettiamo che è del 1991 ed è autodidatta, The Kid riesce a destreggiarsi con più tecniche artistiche che vanno dai disegni con la penna bic, alle opere a olio fino alle sculture iperrealiste, per comunicare il suo pensiero artistico/sociale/filosofico in cui evidenzia nei suoi lavori, tutte le difficoltà e i disagi che affrontano i giovani adolescenti messi in contrapposizione alla società e alla sua autorità.

È un’adolescenza abbandonata senza la guida degli adulti, troppo occupati a contemplare le proprie vite in macerie o ad assecondare le regole di un sistema codificato di cui fanno parte. Le sue opere sono una sorta di crudo documentario in tempo reale, che descrivono senza mezzi termini la dura realtà delle problematiche giovanili e dei suoi rapporti in ambienti spesso degradati.

Tutta la ricerca espressiva di The Kid è una presa di posizione nei confronti della società ancorata a dei dogmi precostituiti nel definire il futuro di tutti – in questo caso dell’adolescente destinato a fallire – sulla base dell’ambiente sociale da cui provengono. Agli spettatori vengono mostrate dinamiche dalla forte presa di coscienza sociologica attraverso temi come la violenza, l’intolleranza, il pregiudizio e l’abbandono.

Orfani di figure mature, abbandonati al loro destino e lasciati senza regole e linee guida, questi ragazzi se ne inventano di proprie emulando le istituzioni, gli atteggiamenti e le gerarchie in gruppi di gang adolescenziali nel tentativo di auto-organizzarsi e governarsi con regole proprie fuori dal controllo di un’autorità adulta. Ma in questa convivenza caratterizzata anche da un ambiente ostile l’esistenza che ne viene evidenziata nelle opere di The Kid è una solitudine celata.

Quei ragazzi sono il futuro violentato, cancellato, limitato in cui ogni rapporto umano viene sminuito dal degrado ambientale o sociale in cui innocenza e corruzione viaggiano su un unico binario. Sono le rimanenze delle promesse non mantenute, di un sistema sociale e giudiziario – quello americano – sbagliato, ma soprattutto mistificatore nei confronti di quella generazione lasciata crescere da sola senza certezze o una possibilità di riscatto, persa, senza futuro.

Come se marchiati da un destino a cui non potranno sfuggire, questo non fosse modificabile; o il fatto di crescere in un determinato ambiente sociale li costringa a restare bloccati nel vortice degli eventi che si susseguiranno nella crescita definendo il futuro uomo che ne verrà.

Storie di prigioni, violenza, gang. In perenne contrasto tra bene o male, legale o illegale, questi ragazzi bloccati nel migliore degli anni attraverso le opere di The Kid come ad esserne salvati da un futuro incerto, sono i detentori del pensiero di Rousseau, secondo il quale è la società a corrompere l’uomo che per natura sarebbe buono.

Traviati e portati all’esasperazione senza alcun senso di colpa da una società adulta che genera mostri, come in un autodafé ne viene celebrata la morte sociale dell’innocenza.

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THE KID in his studio in front of Go Alone, Oil and egg tempera on canvas, 212 x 354 x 6 cm., Private collection France, ©THE KID, All rights reserved, Courtesy Galerie ALB

La cosa sorprendente è che sei molto giovane, come ti sei avvicinato all’arte?

Odiavo la scuola; Non riuscivo a trattare con la sua mentalità ristretta e con il suo modo mediocre di pensare. Non rientravo nei loro canoni, cosa che mi ha messo molto in difficoltà. Ma alla fine, non omologarmi è stata una benedizione e lo è ancora! Così ho lasciato casa nei miei primi anni da adolescente e ho viaggiato in Europa e in America facendo qualche lavoretto creativo.

Dopo alcuni anni, ho sentito che stava diventando veramente vitale per me smettere di adattarmi alle visioni di altre persone e di mostrare la mia di visione. Così per diversi mesi mi sono lanciato a creare su carta i miei primi lavori a carboncino e con i pastelli ad olio.

Il destino ha voluto che abbia conosciuto Anouk Le Bourdiec, il giovane e appassionato fondatore della Galerie ALB a Parigi. Ha creduto nella mia visione e ha immediatamente mostrato la mia prima serie di opere God Is Dead e Humanity Is Overrated. Questo mi ha permesso di iniziare a lavorare a tempo pieno sulla mia arte e di creare l’anno successivo la mia prima personale, che ho deciso di chiamare Endgame in riferimento sia a una situazione degli scacchi quando l’esito è inevitabile, cui Marcel Duchamp ne era ossessionato sia al dramma di Samuel Beckett, in cui la fine è annunciata fin dall’inizio proprio come il destino della maggior parte dei giovani soggetti in cui si basa il mio lavoro. È stato durante questa mostra, che ho presentato i miei primi disegni a Bic e le sculture di silicone a grandezza naturale e la grande fortuna che da subgito tutte le mie opere siano partite per collezioni d’avanguardia in Francia e all’estero.

Il supporto iniziale di persone come Carine Roitfeld, che ha inviato giornalisti dalla redazione di New York per il mio lavoro certamente ha aiutato. Abbastanza divertente, l’anno scorso la mia prima scultura Do You Believe In God? è stata selezionata dall’associazione internazionale collezionisti d’arte ADIAF (Marcel Duchamp Art Price) per essere esposta presso la Triennale dell’Istituto Contemporaneo e uno dei miei primi disegni della serie God Is Dead è stato nominato nella mostra di collezionisti d’arte Now Is Our Future

Perché The Kid?

Troppe persone crescono, questo è il vero problema con il mondo. Non ricordano come sia essere un ragazzo, si guardano gli uni con gli altri, costruiscono muri per proteggersi dalle differenze e chiudono gli occhi ai problemi evidenti nella nostra società. È per questo che uso il soprannome The KID che mi è stato dato da poco, in ribellione contro qualsiasi forma di conservatorismo che viene troppo spesso con l’età adulta.

Ci sono artisti che ammiri particolarmente?

Certamente conosco le opere di artisti iperrealisti come Ron Mueck o Maurizio Cattelan, o quelle dei Chapman Brothers e Duane Hanson. Come adolescente sicuramente mi hanno dato una forte impressione. Ma ad essere sincero, sono molto più influenzato, ad esempio da Caravaggio e dalla sua contemporaneità scura – usava prostitute e ladri come modelli per dipingere la Vergine Maria e Gesù Cristo – o dalla violenta purezza di Bernini e anche naturalmente da film contro-culturali americani come Over The Edge di Kaplan, Mommy di Xavier Dolan o Kids di Larry Clark.

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Do You Believe In God, THE KID, 2013l, Sculpture in oil, painted silicone various materials, ADIAF Triennale, Contemporary Art Institute, March-May 2016, Private Collection USA, ©THE KID All rights reserved, Courtesy Galerie ALB

Usi più tecniche per esprimere la tua arte, iperrealismo, olio e tra l’altro usi la penna a sfera in maniera formidabile. Con quali criteri scegli la tecnica per le tue opere?

Non ho una disciplina che preferisco rispetto ad un’altra, quello che è più importante per me è che sia efficace e si adatti alla storia che voglio raccontare. Comunque non mi piace rimanere troppo a mio agio; devo costantemente sfidarmi con nuove tecniche e mezzi per mantenere una costante emozionale. Non mi piacciono le cose facili; voglio lavorare per questo. Ho bisogno di sangue, sudore e lacrime sulle mie dita; è come una dipendenza per me! Quello che mi importa è che il mio lavoro parli a tutti, dall’uomo di strada ai collezionisti esperti. Credo che l’arte dovrebbe essere per tutti, proprio come l’educazione e la libertà.

Parlando delle tue sculture, quali sono i tempi e le fasi di realizzazione per arrivare a una resa finale così reale?

Tutte le mie opere implicano lunghi processi. Un disegno o una pittura può richiedere fino a diversi mesi; una scultura può portarmi fino a un anno o addirittura di più. Le sculture sono molto complicate da creare e mi procurano un sacco di notti insonni. È costituita da più fasi, a partire dagli schizzi, alla scultura, alla creazione di diversi stampi con processi chimici laboriosi che mi danni i capogiri – grazie a Dio ho un supporto tecnico per questo – fino allo stampo finale in silicone e vetroresina. Poi ho bisogno di alcuni mesi per dipingere completamente la scultura e inserire uno per uno ciascun capello. È molto importante per me che faccio tutto manualmente, alla vecchia maniera, e che ci sia il sudore e le lacrime nel lavoro, e se le cose si sbagliano a volte anche il sangue. Mi piace dare tutto e creare una sfida per me stesso

C’è un momento particolare della giornata in cui ti piace lavorare?

Di fatto lavoro quasi sempre, ascoltando musica 24 ore su 24 e allo stesso tempo i notiziari televisivi dagli Stati Uniti. Devo avere molti suoni, immagini e notizie intorno a me per essere stimolato. L’ultimo album che ho ascoltato è Encore di Eminem, uno vecchio album che ascoltavo al liceo.

Come studi i soggetti o le scene dei tuoi lavori? Chi sono i ragazzi che ritrai? Personaggi reali o scaturiti dalla tua fantasia?

Tutte le mie opere sono ispirate ad eventi reali, che si sono verificati negli ultimi decenni soprattutto negli Stati Uniti e da ragazzi reali, che sono stati portati alla violenza a causa delle circostanze dell’ambiente in cui sono nati. Ogni soggetto rappresenta in generale le difficoltà a cui vanno incontro le giovani generazioni e si trasformano in quello che lo spettatore vede in loro e proietta su di loro. Dopo di che, utilizzo i modelli dal vivo e le diverse referenze visive per creare la mia reinterpretazione di queste singole storie.

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Rise And Rise Again Until Lambs Become Lions, THE KID, 2016, Sculpture in oil painted silicone various materials no animal was used, 87 x 210 x 128 cm., ©THE KID All rights reserved, Courtesy Galerie ALB

Domina il sogno americano disilluso, pensi che la società americana abbia fallito verso i suoi ragazzi quando nelle scuole bisogna passare sotto un metal detector per entrare in aula?

Assolutamente, per questo motivo la bandiera degli Stati Uniti a stelle e strisce che uso come elemento ricorrente in alcune mie opere è per me un così potente simbolo di questa stessa dualità tra ideale e realtà, innocenza e corruzione … è il perfetto simbolo contemporaneo del “chiaroscuro” sociale in cui siamo, e del sentimento sfocato di giusto e sbagliato particolarmente nella mia generazione.

La tua arte racconta tutto il disagio adolescenziale di ragazzi lasciati soli, senza speranze e senza futuro. Sono gli adulti o i giovani ad essersi rassegnati?

Penso sia stato Jackson Pollock a dire che la pittura è scoperta di sé e che ogni artista dipinge ciò che è; credo sia lo stesso per me. Sebbene raramente mi rappresento, ogni opera è profondamente radicata nella mia esperienza personale ed esprime le mie paure e speranze. Voglio mettere in discussione il pubblico sul determinismo sociale, la sottile frontiera tra innocenza e corruzione, l’uguaglianza delle probabilità o la linea di dissolvenza tra giusto e sbagliato nelle nostre società moderne. Non sono sicuro che i giovani rinuncino più degli adulti, sicuramente io non lo farò!

I-Go-Alone-THE-KID-2016-Oil-and-egg-tempera-on-canvas-212-x-354-x-6-cm-Collection-privee-France-©THE-KID-All-rights-reserved-Courtesy-Galerie-ALB-copie THE KID
I Go Alone, THE KID, 2016, Oil and egg tempera on canvas, 212 x 354 x 6 cm., Collection privee France, ©THE KID, All rights reserved, Courtesy Galerie ALB

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