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DÜRER E IL RINASCIMENTO TRA GERMANIA E ITALIA

Palazzo Reale di Milano - Milano dal 21 febbraio al 24 giugno 018

Tre anni è durata la preparazione ma ne è valsa la pena: la possibilità di ammirare circa 130 opere tra cui 12 dipinti, tre acquerelli e circa 60 tra disegni, incisioni, libri e manoscritti che rivelano il carattere innovativo dell’arte del Maestro accostate ad altri artisti rinascimentali tedeschi come Lucas Cranach il Vecchio e italiani come Leonardo Da Vinci, Andrea Mantegna e Giovanni Bellini per citarne alcuni. Un lavoro lungo e una ricerca che ha portato ad avere prestiti da grandi collezioni museali, privati e dalla regina Elisabetta d’Inghilterra che ha unito all’interno delle sale di Palazzo Reale sotto il nome di Albrecht Dürer e dell’arte, non solo un’Europa ultimamente divisa come Austria, Germania, Italia, Olanda, Spagna, Portogallo e Regno Unito, ma ha oltrepassato l’oceano per arrivare fino alla National Gallery of art di Washington.

Promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, curata da Bernard Aikema, professore di storia dell’arte moderna all’Università di Verona, con la collaborazione di Andrew John Martin, ricercatore in storia dell’arte e rinascimento tedesco, inaugura oggi 21 febbraio a Palazzo Reale di Milano Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia. Non una mostra cronologica dove si ha un inizio e una fine della vita dell’artista, ma un percorso tematico che accompagna il visitatore in un viaggio localizzato, focalizzando il periodo che va dalla seconda metà del ‘400 e la prima metà del ‘500, quando la rinascita dell’arte porterà a uno scambio culturale tra Germania Meridionale e Italia Settentrionale. E qui bisogna un attimo fare un passo a ritroso, perché tutto ciò non sarebbe mai potuto accadere se non ci fosse stato nel Medioevo – periodo così bistrattato da coloro che sono venuti dopo – due grandi scoperte/invenzione che cambiarono l’aspetto dell’Europa e dei suoi abitanti: nasce la stampa e l’uomo europeo scopre la pratica a lui sconosciuta, ma già in uso dagli arabi, di ferrare gli zoccoli dei cavalli. Roba da niente verrebbe da dire; ma in realtà sono due cambiamenti che aprono le porte ad un’Europa più unita e meno divisa.

cranach DÜRER E IL RINASCIMENTO TRA GERMANIA E ITALIA
Lucas Cranach il vecchio, Ercole sostituisce Atlante nel reggere il globo terrestre, 1530 circa, disegno a penna e inchiostro nero, cm 13,8 x 20,5, Washington, National Gallery of Art (2006.111.2) Courtesy National Gallery of Art, Washington

La stampa facilita la realizzazione di libri e nel caso di Dürer di stampe a incisione, riuscendo così a costruirsi una reputazione, fondare un marchio – la famosa D annidata sotto le gambe di una grande A – e pubblicizzare le sue opere perché da buon uomo d’affari invece di aspettare che un mecenate o un editore gli commissionasse un lavoro, egli disegnava e produceva stampe di soggetti popolari che venivano poi promosse da venditori in giro per l’Europa da Rotterdam a Roma. E questo girovagare per l’Europa tra grandi pellegrinaggi nei luoghi più importanti della cristianità come Roma o Santiago, portandosi appresso e pubblicizzando opere letterarie e stampe sarebbe risultato molto più difficoltoso senza il ferro di cavallo. L’uomo medievale è un uomo che cammina, e che porta con sé il proprio bagaglio culturale confrontandolo e assimilandolo a quello di altri paesi e aprendo la strada a un’Europa culturale che verrà dopo.

Divisa in sei sale tematiche in cui opere di Dürer vengono messe a confronto con quelle di altri artisti, il percorso espositivo vuole sottolineare come lo scambio culturale e la diffusione di idee e stili fossero accessibili senza confini sociali, culturale e men che meno geografici.

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Albrecht Dürer, Il sogno del dottore, 1498 ca, incisione su rame, 19,1 x 12,2 cm, collezione privata, © Mario Parodi

Si comincia dalla prima sala “Dürer, l’arte tedesca, Venezia, l’Italia” dove è possibile ammirare il Ritratto di giovane veneziana scelto per fare le veci in giro per la città della mostra, e di altre sue opere che risentono dello stile del Giovanni Bellini, di Vittore Carpaccio e di Leonardo Da Vinci.

Si prosegue con “Geometria, misura, architettura” un nuovo concetto dell’arte basato sui principi dell’imitazione della natura e sulla teoria artistica con l’esposizione dei suoi trattati originali sulla geometria, la prospettiva l’architettura militare e le proporzioni umane.

La terza sala è “La natura” dove non solo Dürer, ma anche altri artisti come Giorgione, Tiziano, Andrea Previtali, Lucas Cranach, Wolf Huber e Albrecht Altdorfer si concentrano sul paesaggio e sui particolari studiandone minuziosamente la Flora. Un paio di nomi su tutti: Jacopo bellini, Leonardo Da Vinci e ad Albrecht Dürer va il merito di aver riprodotto la flora e la fauna liberandole dagli schemi canonici medievali.

La scoperta dell’individuo” una sala dove viene mostrato come attorno al Cinquecento la ritrattistica diventi sempre più popolare e non più riservata solo per nobili o mecenati, ma abbracci una fascia molto più ampia della società e si sviluppi attraverso il ritratto una nuova maniera di ritrarre la classe, lo status e di come il soggetto desiderava essere ricordato.

La quinta sala “Albrecht Dürer incisore: Apocalisse e cicli cristologici”, qui il pubblico potrà ammirare i celebri quindici fogli dell’Apocalisse, la prima opera capitale di Dürer, considerata come il primo libro progettato, illustrato e pubblicato da un artista nel mondo occidentale e la Grande Passione, una serie di incisioni sul tema della Passio Christi realizzate nel 1511 da un giovane Dürer con la tecnica della xilografia. Non manca La Melancolia, la sua incisione più famosa che il Vasari classificò tra le opere che riempiono di stupore il mondo intero.

L’ultima sala è dedicata a “Il classicismo e le sue alternative” che vuole riflettere sul sistema estetico che ha caratterizzato quel periodo storico dell’arte in cui il tema prevalentemente italiano di una ricerca delle forme classiche, diffusasi poi anche nelle città della Germania Meridionale che osservavano con interessa l’arte antica promotrice del Rinascimento, veniva controbilanciata da correnti opposte che prediligevano forme “anticlassiche” o “a-classiche”.

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Leonardo da Vinci, San Girolamo nel deserto, 1490 ca., olio e tempera su noce, cm 103 x 75, Pinacoteca vaticana, Città del Vaticano, Foto © Governatorato dello Stato della Città del Vaticano – Direzione dei Musei
Dürer DÜRER E IL RINASCIMENTO TRA GERMANIA E ITALIA
Albrecht Dürer, Ritratto di Albrecht Dürer il vecchio, 1490, olio su tavola, cm 47,5 x 39,5, Galleria degli Uffizi, © Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi

Se oggi l’arte è accessibile a tutti con un click e una connessione, è difficile comprendere l’impatto innovativo che ebbe Dürer al suo tempo. Alla sua epoca l’arte era possibile trovarla solo nelle chiese o alle pareti di grandi committenti come regnati e nobili. Dürer democratizza l’arte, ne fissa un prezzo e la rende accessibile a un pubblico più vasto che poteva permettersi una sua stampa.

Dürer non screditò l’arte ma cercò di elevare la condizione di artista da artigiano a intellettuale e perché no anche a imprenditore di se stesso, tanto che lo stesso Martin Lutero scrisse di lui quando morì “E naturale e giusto piangere per un uomo così illustre” e nel 1840 una statua in bronzo fu eretta a Norimberga con l’iscrizione: “Padre Dürer, dacci la tua benedizione, così che anche noi possiamo onorare l’arte tedesca, sii la nostra stella cometa fino alla morte!”.

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Albrecht Dürer, Ritratto a mezzo busto di una giovane veneziana, 1505, olio su tavola, cm 32,5 x 24,2, Vienna, Kunsthistorisches Museum, © KHM-Museumsverband

INFORMAZIONI UTILI


DÜRER E IL RINASCIMENTO tra Germania e Italia
Palazzo Reale di Milano
Milano
21 febbraio – 24 giugno 2018

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