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Marina Abramović. The Cleaner

Firenze - Palazzo Strozzi dal 21 settembre '018 al 20 gennaio '019

Dal 21 settembre 2018 al 20 gennaio 2019 Palazzo Strozzi ospita la prima grande mostra retrospettiva italiana dedicata a Marina Abramović, una delle personalità più celebri e controverse dell’arte contemporanea, che con le sue opere ha rivoluzionato l’idea di performance mettendo alla prova il proprio corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità di espressione. L’esposizione nasce dalla collaborazione diretta con l’artista, proseguendo così la serie di mostre che stanno portando a Palazzo Strozzi i maggiori rappresentanti dell’arte contemporanea a livello globale, come Ai Weiwei, Bill Viola, Carsten Höller.

L’evento si pone come una straordinaria rassegna che riunisce circa 100 opere dell’artista, offrendo una panoramica sui lavori più famosi della sua carriera, dagli anni Sessanta agli anni Duemila, attraverso video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni e la riesecuzione dal vivo di sue celebri performance da parte di un gruppo di performer specificatamente selezionati e formati in occasione della mostra dalla collaboratrice di Marina Abramović, Lynsey Peisinger. Per la prima volta una donna sarà protagonista assoluta di una mostra di Palazzo Strozzi.

Marina Abramović ha raccolto la sfida di utilizzare il palazzo rinascimentale come luogo espositivo unitario, unendo Piano Nobile, Strozzina e cortile confrontandosi con un contesto unico e ricco di sollecitazioni. Il lavoro di Marina Abramović ci parla di ricerca e desiderio di sperimentare la trasformazione emotiva e spirituale. Come ricorda l’artista, il titolo dell’esposizione, The Cleaner, fa riferimento ad un particolare momento creativo ed esistenziale, ad una riflessione dell’artista sulla propria vita:

Come in una casa: tieni solo quello che ti serve e fai pulizia del passato, della memoria, del destino”.

2.01 Marina Abramović. The Cleaner
Marina Abramović Rhythm 0 1974, slide show, exhibition props, table with 72 objects: , text panel, cm 80 x 400 x 80. New York, Abramovic LLC, MAC/2017/025
Marina Abramović by SIAE 2018

Con questa mostra l’artista chiude quindi un ciclo della sua carriera in un luogo speciale come Palazzo Strozzi, e proprio in Italia, un paese che ha un significato importante nella biografia e nell’evoluzione del suo percorso artistico. La mostra diviene una straordinaria occasione per scoprire la complessità dell’arte di Abramović, i cui lavori spaziano da azioni forti, violente e rischiose a scambi di energia gestuali e silenziosi, fino a veri e propri incontri con il pubblico, che negli ultimi anni è diventato sempre più protagonista nelle sue opere.

L’esposizione ripercorre in senso cronologico le principali tappe della carriera dell’artista che esordisce giovanissima a Belgrado come pittrice figurativa e poi astratta. Di questa produzione sono esposte opere inedite come l’Autoritratto del 1965 e i dipinti delle serie Truck Accident (1963) e Clouds (1965-1970) in cui si ripetono ossessivamente scene violente di incidenti di camion e studi astratti di nuvole, lasciando già intravedere la tensione di un’arte che va oltre la pittura e che pone il corpo umano come elemento centrale della sua ricerca.

È negli anni Settanta che inizia il lavoro nella performance attraverso l’utilizzo diretto del proprio corpo, come testimoniato in mostra da opere come la serie Rhythm (1973-1975) e Lips of Thomas (1975) in cui l’artista si espone a dure prove di resistenza fisica e psicologica, Art Must Be Beatiful/Artist Must Be Beatiful (1975), dove, nuda, pettina i propri capelli fino a far sanguinare la cute, o The Freeing Series (Memory, Voice, Body, 1975), nella quale mette alla prova la capacità di resistenza individuale attraverso estenuanti azioni ripetitive di parole, suoni e gesti.

10.03 Marina Abramović. The Cleaner
Marina Abramović/Ulay Rest Energy 1980, 16 mm transferred to digital, with color, sound, 4:04 min. Amsterdam, LIMA Foundation, MAC/2017/034
Credit: © Ulay/Marina Abramović. Courtesy of the Marina Abramović Archives. Marina Abramović by SIAE 2018

Nel 1975 conosce l’artista tedesco Ulay con cui nasce un sodalizio umano e professionale il cui simbolo è il furgone Citroën in cui i due hanno vissuto, viaggiando incessantemente in Europa per tre anni e che sarà esposto nel cortile di Palazzo Strozzi. Insieme creano celebri performance di coppia come Imponderabilia (1977, alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna), dove il pubblico era costretto a passare attraverso i corpi nudi dei due artisti come fossero gli stipiti di una porta, e che venne interrotta dalla polizia, o azioni come Relation in space (1976) e Light/Dark (1977) e in cui sperimentano l’incontro/scontro tra energia femminile e maschile. Negli anni Ottanta Marina e Ulay intraprendono viaggi di ricerca e studiano le pratiche di meditazione in Australia, India e Tailandia. Ne, nascono opere come Nightsea Crossing, in cui rimangono immobili l’uno di fronte all’altra per ore, e Nightsea Crossing Conjunction, in cui vengono messe in contatto le culture aborigena e tibetana. La fine della loro relazione sentimentale e professionale si celebra nel 1988 con la performance The Lovers dove i due artisti si incontrano per dirsi addio a metà della Grande Muraglia cinese, dopo aver percorso a piedi duemilacinquecento chilometri ciascuno partendo lei dall’estremità orientale e lui da quella occidentale.

Negli anni Novanta il dramma della guerra in Bosnia ispira l’opera Balkan Baroque, con cui Abramović vince il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1997, che diviene metafora contro tutte le guerre: all’interno di un buio scantinato l’artista lava una ad una millecinquecento ossa di bovino raschiando pezzi di carne e cartilagine mentre intona canzoni della tradizione popolare serba. Legate al mondo balcanico e alle proprie complesse dinamiche familiari sono inoltre presentate in mostra opere come The Hero (dedicato al padre, eroe della resistenza, 2001) o il controverso ciclo Balkan Erotic Epic (2005).

Parallelamente Abramović porta avanti anche una ricerca sulle tematiche di meditazione e trascendenza che trovano espressione nei Transitory Objects (1995-2015): non sculture, ma strumenti per viaggi interiori, realizzati con materiali come il quarzo o l’ossidiana, dotati di una particolare carica energetica. Col passare degli anni la sua arte performativa, effimera per definizione, si dilata nel tempo: dalle poche ore delle performance degli anni Settanta a The Artist is Present (2010), in cui al MoMA di New York, muta e immobile – per più di 700 ore nell’arco di tre mesi – ha fissato milleseicentosettantacinque persone che si sono avvicendate davanti a lei, sottolineando così il valore di una comunicazione energetica e spirituale tra artista e pubblico come elemento fondamentale del suo lavoro.

12.01a Marina Abramović. The Cleaner
Marina Abramović Balkan Baroque 1997-2017, exhibition props: cow bones. New York, Abramovic LLC, MAC/2017/049
Credit: © Marina Abramović. Courtesy of the Marina Abramović Archives. Marina Abramović by SIAE 2018

informazioni utili

Marina Abramović. The Cleaner
Palazzo Strozzi
Firenze –  Piazza degli Strozzi
21 settembre 2018 – 20 gennaio 2019
tel. +39 055 2645155    

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