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Carla Sozzani

L'etimologia della parola Concept Store pare compaia il nome Carla Sozzani, o almeno Francesco Morace, quando coniò il neologismo, pensava a 10 Corso Como

Lei, mantovana di nascita ma milanese fin da piccina, è la mamma di 10 Corso Como, l’art – fashion – gallery – book – event – restaurant – cafè Store che ha fatto storia oltreché scuola.

Gallerista, una carriera eccelsa nell’editoria di moda, buyer super quotata, talent scout di artisti, coolhunter di tendenze, Carla Sozzani è una delle personalità più influenti di Milano e non solo. Mentre sua sorella, Franca Sozzani, otteneva i suoi primi successi con la direzione di Vogue Bambini, lei già era alla guida di tutti i progetti speciali di Vogue Italia.

Qui la competizione non c’entra non è per questo che sto ricordando i suoi esordi. Mi domando piuttosto se sia un fattore genetico, di sicuro carta canta: gli speciali di Vogue, poi Editor at Large di Vogue USA per l’Italia e poi porta Elle per la prima volta in Italia e lo dirige magistralmente, in modo coraggioso e avaguardistico, scovando e lavorando con quelli che diventeranno poi i più grandi fotografi al mondo.

Mrs-Sozzani_portrait-by-François-Halar-1 Carla Sozzani 29_Arne-Jacobsen-©Galleria-Carla-Sozzanisito-1009x1024 Carla Sozzani

Signora Sozzani, cosa le ha dato il mondo dell’editoria, quanto ha preso e quanto invece ha lasciato a quel mondo?

A volte le persone mi dicono grazie, mi hai insegnato tutto, ma è giusto che lo dicano gli altri se, cosa e quanto ho lasciato, non spetta a me. Cosa mi ha dato invece lo so bene. Ho imparato a lavorare per un progetto e non per me stessa. Quando si lavora per un giornale non si pensa mai a sé, si vede un progetto nella sua globalità. È anche per quello che sono andata ad Elle, e forse, mi dico oggi, è con questi passaggi che sono arrivata a 10 Corso Como.

Lei ha scoperto tanti fotografi, li ha scovati, inseguiti, voluti. Spesso si è imposta per averli… ha rischiato tanto anche.

Si, anche il licenziamento più volte (ride), ma ci ho sempre creduto ed è per questo che spingevo, non mollavo e non demordevo e soprattutto non tornavo indietro. L’editing mi ha insegnato tanto: la bellezza delle fotografie, delle immagini e la loro ricchezza. Vede, la giornalista non è un lavoro che fai per soldi, è passione pura, quindi la passione va portata nei progetti in cui si crede e va difesa… sempre!

Perché ha abbandonato l’editoria? In realtà la risposta già la conosco, voleva aprire la galleria, ma mi chiedo se non potesse essere possibile conciliare entrambi i percorsi. Lei ha avuto molto coraggio, come sapeva che 10 Corso Como era la scelta giusta?

In realtà non ho abbandonato, sono stata licenziata (ride). Ma in quel momento storico della mia vita e di ciò che stavo vivendo e avevo intorno, nonostante alcune proposte davvero interessanti, l’editoria non era più il mio posto, o meglio iniziava ad andarmi stretta, la trovavo riduttiva. E poi avevo imparato ad editare ed è come mettere un proprio segno, la propria firma e credo sia da lì che arriva 10 Corso Como. Mai mi sarebbe venuto in mente un posto come questo, lo dico sempre: questo è un giornale vivente. Io non ho una formazione retail, mai avuta, non arrivo da quel mondo e sono convinta che non avrebbe funzionato se avessi avuto, al contrario, una preparazione meramente commerciale. Lei deve pensare che era il 1987, non c’era internet, non c’erano i blog, i botta e risposta interattivi di cui si dispone oggi, niente scambi diretti con il lettore, con l’utente, mancava un vero modo di comunicare, di avere un contatto, un reale interscambio e io invece cercavo questo. Volevo questo! Il risultato è l’apertura della Galleria e della Libreria nel ’90 e poi arrivò tutto il resto.

Quali sono i parametri con cui sceglie gli artisti da portare nelle sue gallerie?

Nel ’90 a Milano c’era solo Diaframma (di Franco Colombo) come galleria fotografica e comunque in Italia allora la fotografia non era riconosciuta come arte. Inizialmente ho puntato su un “groupage” di fotografi morti e viventi, come presentazione generale, volevo che si capisse chiaramente cosa si sarebbe trovato qui dentro. Volevo una destination, un posto che fosse una certezza per chi voleva imparare o avvicinarsi all’arte della fotografia.

Newton-1024x735 Carla Sozzani

Tutte le sue gallerie sono allineate, o vanno in base ai gusti di quel Paese e di quella cultura. Insomma l’artista in esposizione a milano lo troveremo anche a Seul, per esempio, o non è detto?

Dipende dalle situazioni e dai Paesi, ma diciamo che non sono cambiata, continuo a scegliere per far conoscere, a imporre anche se fuori dai luoghi comuni, a scommettere e seguire il mio istinto.

Seul, Beijng, Shangai, l’Asia l’ha rapita, a parte l’intuizione commerciale di un mercato in espansione, perché l’Asia?

Con 10 Corso Como l’avventura in Asia iniziò nel 2002, ma il mio primo viaggio in Giappone fu nel 1970 cui seguì quello in Cina nel 1980, quando era in pieno cambiamento politico. Abbiamo molto in comune con l’Asia, tradizione, storia. Siamo più vicini di quanto non si pensi. I cinesi, poi, sono pazzeschi, hanno una rapidità di apprendimento che è entusiasmante… contagiosa direi. Vanno come il vento.

Il Made in Italy è ancora il Made in Italy secondo lei? Abbiamo ancora agli occhi del mondo quel valore aggiunto che da sempre ci invidiano?

Abbiamo assolutamente molto appeal all’estero, ma soprattutto rispetto. Sì, ci guardano con rispetto, poi certo, si ha voglia di novità e cambiamento, ma quando si parla di garanzia, di sicurezza, di certezza di qualità rimaniamo il non plus ultra.

64-1011x1024 Carla Sozzani

Cosa è 10 Corso Como per lei?

Casa!… Un luogo d’incontro.

10 Corso Como è nato a Milano, ma quale altro posto al mondo poteva dargli i natali?

Penso che sarebbe potuto nascere ovunque, è itinerante, poliglotta, multiculturale. È un posto d’incontro… l’ho detto?

Foto concesse dalla GALLERIA CARLA SOZZANI

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Federica Piacenza

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