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Barnaba Fornasetti

Surrealismo e magia

Piero Fornasetti è stato senza dubbio uno dei geni creativi del design italiano del ‘900, i suoi oggetti enigmatici e ludici al tempo stesso, sembrano trasportarci in un mondo di fantasia alla Lewis Carroll.

Artista a tutto tondo, crea un mondo architettonicamente ordinato e magico dove lo spazio e il tempo seguono regole proprie annullandosi…Su tutti spicca il volto della cantante d’opera Lina Cavalieri che ne costituisce la sua icona più nota, attraverso la serie “Tema e Variazioni” lo trasporta come rapito da una magica ossessione, ridisegnandolo in un’infinità di soluzioni e creando così un personaggio dai mille volti: farfalla, lampadina, bottone, mongolfiera, luna e persino araba col chador. Difficile distogliere lo sguardo da uno dei suoi visi, c’è sempre qualcosa di celato, di misterioso, enigmatico come la Zingara addormentata di Henri Rousseau.

Barnaba, suo figlio, continua a portare avanti l’eredità e la tradizione di casa Fornasetti. Attraverso l’enorme patrimonio di disegni lasciati dal padre riedita pezzi famosi e ne reinventa di nuovi declinandoli al gusto attuale, ma seguendo sempre la linea stilistica che fa di un oggetto Fornasetti un pezzo unico e riconoscibile a colpo d’occhio.

Picasso affermò:” A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino”. Forse la vera bellezza delle opere di Fornasetti sta proprio in questo, vedere il mondo come lo vedrebbe un bambino; e giocarci con quel mondo, per rendere il nostro un po’ più bello.

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Carta da parati “Nuvole” di Fornasetti by Cole and Son. © Andrea Boscardin/Arianna Sanesi.

Suo padre Piero fu un innovatore nel design, creando qualcosa di unico e riconoscibile, com’era lavorare con lui?

Come tutti i personaggi geniali non era facile. Esigeva dedizione, metodo e precisione. Era intransigente e il suo lavoro veniva prima di ogni altro sentimento.

Lei ha portato avanti la grande eredità di suo padre. Quanto c’è di Barnaba Fornasetti e quanto è rimasto del segno di suo padre Piero?

Un po’ naturalmente ma anche razionalmente non ho nascosto la superiorità dell’intervento di Piero su tutta l’opera fornasettiana. D’altra parte dobbiamo tutto a lui. Il mio ruolo è quello di estendere un concetto di decorazione da lui iniziato. Non sta a me giudicare quanto questa decorazione può uscire dai suoi confini. Gli oggetti da me creati hanno quasi sempre contenuto qualcosa che veniva dall’archivio paterno così vasto e ancora per larga parte inesplorato. Ho un difficile rapporto di odio e amore con certe icone e per questa ragione mi faccio sempre degli scrupoli nell’utilizzare il viso di Lina Cavalieri che rimane l’immagine più forte e caratterizzante del repertorio fornasettiano. Ho cercato di declinarla con molteplici variazioni che vanno anche oltre il semplice piatto.

Humor, fantasia e rigore stilistico nel seguire sempre una linea commerciale riconoscibile. Proponete i grandi classici fornasetti, ma riuscite anche a reinventarvi in base ai tempi che cambiano. C’è ancora spazio per la creatività in questa epoca così poco attenta al bello?

La nostra società governata da una sorta di dittatura economica, ci impone dei compromessi. Consapevole del fatto che non si potrà più riempire il mondo di prodotti più o meno inutili, sto cercando di utilizzare il decoro in maniera sempre più slegata dal prodotto commerciale: la scommessa è poter rendere economicamente sostenibile la fruizione del segno fornasettiano a una vasto pubblico salvando l’immagine esclusiva che la ristretta nicchia di pubblico ci impone. Stiamo perdendo il senso del buon gusto. Anche se può sembrare un’affermazione anacronistica mi piacerebbe ricostituire una sorta di canone della bellezza come fecero a loro tempo i classici.

Lo stile fornasetti spazia dall’arredamento all’oggettistica fino alle piastrelle, alla carta da parati e alle stoffe. C’è qualche oggetto cui è particolarmente legato?

Non c’è un oggetto a cui sono particolarmente legato. Ma va da sé che il mio entusiasmo è concentrato su quello che sto facendo al momento. E come spiegato nella risposta precedente, non si tratta di un oggetto fisico ma di un oggetto virtuale, o meglio un concetto.

La sua casa è anche il suo studio, c’è un luogo privilegiato in cui riesce a concentrarsi?

Certamente una buona parte delle idee vengono nella casa studio-museo-archivio, ma devo dire che la maggiore concentrazione ce l’ho anche in un ambiente esterno – assolutamente privo di immagini – che è la piscina dove vado a nuotare.

È sempre lei che decide i nuovi soggetti creati o quelli riproposti in chiave moderna?

Sì, fino adesso è stato spesso così, ma sono sempre più orientato sia alle collaborazioni con esperti dei vari settori in cui operiamo (per esempio quando faccio le carte da parati lavoro con designer specifici di carte da parati, così è accaduto con gli imbottiti e in passato ho avuto delle esperienze, peraltro concluse, con dei designer di moda). Oggi cerco di lavorare sempre di più col team creativo interno all’azienda.
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Archivio Fornasetti ©Guy Hervais

Lei si sente più un designer o un artista? Può sembrare banale come domanda ma di solito, come diceva Munari, le due mansioni sono ben distinte. Il designer crea qualcosa di funzionale e in serie, l’artista quasi mai fa repliche dei propri lavori.

Non mi sento né un designer né un artista e trovo difficile darmi una definizione o classificarmi. Non mi piace molto, ma forse art director?

Può l’oggetto di design diventare opera d’arte?

Design dovrebbe significare disegno legato a una funzione. Dal momento che un oggetto di design diventa opera d’arte cambia funzione. Difficile essere ambo le cose. Può essere un oggetto di design di grande valore storico perché ha lasciato un segno nella storia, ma l’arte con l’A maiuscola forse è un’altra cosa.

Lina Cavalieri fu la musa per suo padre e i suoi “tema e variazioni”. Crede che ci potrebbe essere qualcun’altra che possa ispirare un nuovo “tema e variazioni” o si andrebbe a “sporcare” una tradizione consolidata?

Non ne vedo la necessità. L’icona è unica e irripetibile. Potrebbe rinascere un’altra musa.

Cosa avrebbe fatto se non avesse seguito le orme di suo padre?

Il mendicante….scherzavo. Da piccolo avevo la passione per le carrozzerie delle automobili, ma poi mi è passata quando ho preso coscienza di quanto questo oggetto sia un po’ la causa di tanti disastri dell’era moderna. Se potessi tornare indietro forse mi piacerebbe diventare musicista ma anche il ballo mi ha sempre attratto.

Qual è la sua definizione di stile?

Lo stile è indefinibile.

 

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Gioele Di Mauro

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