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Letasca

Il tutto è iniziato con il lancio di un gilet reversibile, da una parte immagini stampate e dall’altra dieci tasche

La dinamicità, la libertà e la frenesia della vita attuale sono stati gli elementi fondamentali che hanno portato il giovane team Letasca, formato da Elbio Bonsaglio ed Edoardo Giaroli, a conoscersi e a iniziare la propria attività.

Il tutto è iniziato con il lancio di un gilet reversibile, da una parte immagini stampate e dall’altra dieci tasche, realizzate per poter avere la possibilità di portare tutto con sé.

Idea dettata dal mondo in cui viviamo, dai tempi stretti e dagli spostamenti rapidi che il lavoro ci impone e la necessità di portare “il mondo” con sè. Lanciato lo scorso anno a Pitti questo nuovo marchio sembra già avere un grande successo e delle grandi prospettive per il futuro.

Elbio, prima di lanciare il brand Letasca, eri un modello affermato e hai sfilato per i più grandi stilisti. Tu Edoardo, invece, eri un architetto. Da cosa è scaturita questa idea di cambiamento?

Sicuramente avevamo entrambi dentro di noi la voglia di intraprendere un percorso creativo ed imprenditoriale. Letasca, in realtà, è nata abbastanza per caso, scherzando a cena tra di noi, dall’idea di realizzare un capo d’abbigliamento che permettesse di muoversi con le mani libere, di partire per un weekend senza bagaglio a mano.

Abbiamo un sacco di oggetti da portare con noi nella vita quotidiana, ma non sappiamo come farlo in maniera comoda. Abbiamo capito in fretta che rispondeva in realtà a un desiderio comune e che c’era spazio per lavorare sulla funzionalità applicata alla moda. Il nostro punto di partenza è stato proprio questo, un gilet con 10 tasche per “indossare” gli oggetti che tutti noi usiamo nel quotidiano, un’alternativa a un accessorio e con un’identità forte e un look accattivante.

Da dove nasce il nome Letasca?

Trovare il nome in realtà non è stato così semplice e, come il nostro progetto, anch’esso è nato un po’ per gioco. Volevamo che ci fosse un richiamo alla “tasca”, che è il nostro punto di partenza, ma senza essere troppo scontati. Dopo diversi tentativi abbiamo scelto Letasca, unendo l’articolo plurale con il sostantivo singolare e ottenendo così un nome raffinato dal richiamo chiaramente italiano. Il nome, quindi, svela qualcosa della nostra identità senza essere però troppo esplicito e in qualsiasi lingua lo si pronunci si coglie subito che è italiano.

Elbio, il fatto di aver lavorato con grandi stilisti ti ha permesso di conoscere meglio il mondo che sta dietro le passerelle. Cosa hai imparato e come utilizzi questo bagaglio di esperienze nella tua nuova avventura lavorativa?

Penso che fare il modello sia un’enorme opportunità se si ha l’intelligenza di guardare lontano. Io tra l’altro ho cominciato a fare il modello solo dopo essermi laureato in economia e commercio in Bocconi. Ho viaggiato moltissimo, creato parecchie relazioni e ho avuto la fortuna di lavorare con dei grandissimi stilisti che sono anche dei grandi imprenditori. Sicuramente in questo percorso ho sviluppato il mio gusto estetico, ho vissuto da vicino la maniera in cui lavora uno stilista, in cui comunica un brand, ho capito i vari department in cui si struttura un’azienda di moda.

unnamed-copia-19-731x1024 Letasca
catalogo/campagna della collezione AW2015

A cosa vi siete ispirati per le vostre collezioni?

Nel disegnare le collezioni abbiamo finora guardato agli aspetti tecnici e pratici dell’abbigliamento militare, in cui l’elemento della tasca è molto presente e risponde a specifiche esigenze funzionali. Questo ci ha guidato soprattutto nella realizzazione del primo prodotto gilet cercando di mantenere un’identità forte, sempre più definita e distintiva; vogliamo che ogni capo sia iconico e unico. Quello del gilet è un tema che è di continuo spunto per la moda, abbiamo perciò studiato come è stato interpretato da altri brand in passato e cercato di proporlo con un’identità diversa e molto riconoscibile. Oggi guardiamo con più attenzione il mondo della moda, soprattutto brand giovani che riescono a comunicare in maniera diretta con il proprio pubblico e sono più sensibili al cambiamento. Sia nel design che nella ricerca dei tessuti cerchiamo di creare dei capi che siano allo stesso tempo molto cool e funzionali

Avete un punto di riferimento nel mondo della moda, qualcuno che vedete come maestro?

ELBIO: Ho lavorato tanti anni con Domenico Dolce che su tutti è stato sicuramente un grande maestro, estremamente geniale. Dei grandi stilisti con cui ho avuto la fortuna di lavorare mi ha sempre colpito l’enorme dedizione, la cura dei dettagli. Penso che per avere un grande successo si debba dedicare la propria vita al lavoro, non ci sono alternative. Mi piace moltissimo Yohji Yamamoto e la corrente giapponese.

EDOARDO: Non mi considero un esperto del settore moda, non ho una formazione in questo senso e la mia passione si basa soprattutto sul processo creativo dietro a una collezione. Posso dire che guardo a riferimenti piuttosto trasversali, sia in termini di prodotto che di stile, ammiro molto la ricerca e la visione che aveva Massimo Osti, come anche Helmut Lang negli anni ’90, o l’identità di Yamamoto. Ma al tempo stesso trovo ispirazione dall’architettura e dal mondo del design di prodotto. Per me la fase creativa vive di contaminazione.

MANTENERE UN’IDENTITÀ FORTE, SEMPRE PIÙ DEFINITA E DISTINTIVA; VOGLIAMO CHE OGNI CAPO SIA ICONICO E UNICO

Quali credete che siano i vostri punti di forza?

Letasca ha un’identità forte, un team instancabile e molto ambizioso. Un pubblico che crediamo si riconosca in questo stile, a cui piace distinguersi e sensibile alle novità.

In questo momento è difficile imporsi come nuovo marchio all’interno di un mondo estremamente
competitivo come quello della moda? Stilisti e imprenditori, quanto è stato difficile partire in italia con un progetto di azienda?

Sicuramente è molto difficile, prima di lanciarsi in un progetto imprenditoriale bisogna avere un’idea ben definita e un’identità estremamente distintiva. Nel nostro breve percorso abbiamo realizzato in fretta che per crescere, ma prima ancora per sopravvivere, bisogna creare un team ben strutturato in cui ognuno porta sinergie complementari e coniugare i due aspetti fondamentali per un brand di moda, ovvero prodotto e comunicazione. Abbiamo studiato e continuiamo a imparare ogni giorno anche in questo senso, supportati dall’esperienza di chi ha creduto nella nostra idea fin dall’inizio in qualità di angel investor. Sappiamo che il successo di una start up come la nostra nel prossimo futuro dipende dalla strategia che stiamo definendo oggi.

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catalogo/campagna della collezione AW2015

Elbio, il fatto di essere un modello conosciuto credi che vi possa aver aiutato nel far conoscere il vostro marchio?

Sicuramente sì, ma come ho detto prima se il team non è solido non si va da nessuna parte.

Avete iniziato facendo principalmente gilet, adesso state allargando la vostra collezione con bomber e giubbotti. Cosa c’è nel vostro futuro?

Letasca è stata lanciata presentando un monoprodotto, pensavamo fosse la scelta migliore per affacciarsi su un mercato molto competitivo e con un’offerta infinita. Oggi possiamo dire che ha pagato, lavorare all’inizio sulla comunicazione di un solo concetto ci ha permesso di essere più incisivi e oggi il nostro gilet multitasche è diventato un capo iconico del brand.

Già dalla seconda collezioneabbiamo ampliato l’offerta, inserendo una linea di capispalla e primi modelli di felpe/tshirt, così come nella terza e quarta collezione ci siamo mossi gradualmente verso una prima proposta di total look. Siamo però misurati nell’inserire nuovi prodotti, c’è tanta ricerca dietro a ciascuna nuova proposta e non sempre il mercato ha modo di recepirla così in fretta da una stagione all’altra.

Preferiamo avere una base di modelli iconici – come il Bomber o Parka oltre al Gilet – come continuativi a cui si affiancano nuovi prodotti più immediati ad ogni stagione. Siamo appena tornati da Parigi dove abbiamo presentato la nostra quarta collezione, proponendo un total look, nel futuro vorremmo inserire una prima proposta per la donna visto che già oggi una parte del nostro pubblico è unisex.

Come vedi il futuro del vostro brand tra tre anni? Che obiettivi vi ponete per ampliare il vostro business?

Oggi siamo presenti in circa 50 boutique di primo livello in tutto il mondo, abbiamo un ottimo posizionamento per essere una realtà così giovane, ma ci sono ampi margini di crescita. Nei prossimi anni vediamo Letasca come un brand più consolidato, soprattutto a livello di distribuzione, che punta sulla ricerca e innovazione in tema prodotto e comunicazione.

Ci piacerebbe un giorno declinare l’identità Letasca su nuove categorie di prodotto: oggi il pubblico si identifica nell’idea di lifestyle più che di brand, e pensiamo che Letasca abbia potenziale per esprimersi con successo in questo senso. Rafforzeremo il team investendo su tutti i reparti, dal versante sales al digital marketing. Ci piacerebbe stendere il piano di una serie di eventi in città internazionali e aprire qualche temporary “test” store nelle capitali più dinamiche.

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Laura Pozzoni

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