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TYPOL. UN NUOVO MODO DI VESTIRE I SOLIDI

Paolo è giovane, forse un po’ incosciente dinnanzi alla strada che ha voluto intraprendere.

Ma Paolo ha un asso nella manica: crede in quello che fa ed è felice di farlo. Questa è la cosa più importante nella vita. Svegliarsi la mattina e poter fare quello che ti piace anche se ti immerge completamente tutta la giornata, tutte le tue forze. E questa felicità è reale perché condivisa con chi gli sta accanto.

Tra compagne di viaggio, amici che ti supportano e quello spirito che in tempi come questi solo gli audaci mettono in campo, Paolo Bona crea il suo marchio e la sua linea di abbigliamento non per vestire soltanto ma per trasmettere una storia, un’emozione. In queste pagine racconta di come a volte seguire le proprie aspirazioni e sogni sia più importante di un posto sicuro.

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Quale è il tuo background professionale?

La passione per il disegno e per la creatività è sempre stata molto presente nella mia vita fin da piccolo. Finiti gli studi di Ragioneria, decisi di trasferirmi e di intraprendere il corso di studi in Graphic Design presso lo IED di Milano. Lavorare nel mondo della grafica digitale (e non) era ciò a cui ambivo. Ad oggi posso dire che mai nessuna scelta fu più giusta; questo perché mi ha dato la possibilità di poter fare della mia passione il mio lavoro. Dopo la discussione della tesi, ho fatto un periodo di stage di 6 mesi presso un’agenzia pubblicitaria internazionale, e subito dopo fui assunto da un’agenzia italiana come Graphic Designer dove rimasi per quasi 3 anni.

Hai deciso di lasciare un posto sicuro come graphic designer in un’agenzia pubblicitaria per far partire la carriera imprenditoriale con Typol. Un passo del genere oggi richiede coraggio ma quale è stata la ragione che ti ha portato a voler far partire il tuo brand.

Credo di aver sempre avuto una vena imprenditoriale, un po’ come mio padre; doveva solo manifestarsi… La scelta di lanciare il mio brand non è strettamente legata all’abbandono del posto sicuro. È stato un insieme di cose, di valutazioni, di riflessioni e sì, di coraggio. Dopo aver deciso e messo a fuoco la tematica di questo mio nuovo progetto, nato per caso, ero ad un bivio: posto fisso con i suoi pregi e i suoi difetti, oppure provare a metterti realmente in gioco? Credo in me stesso e nelle potenzialità che ho. Crederci è la prima cosa da fare. Dopo aver sperimentato, lavorato e ri-sperimentato ho deciso che lanciarmi era la cosa giusta. Volevo creare qualcosa di mio, qualcosa che mi rappresentasse veramente, qualcosa che dopo mesi di lavoro vedi prendere realmente vita.

Cube-1024x523 TYPOL. UN NUOVO MODO DI VESTIRE I SOLIDI

Cosa c’è di diverso nella tua giornata lavorativa tipo rispetto a quando lavoravi per altri?

Per quanto mi riguarda tutto è diverso. È l’approccio al lavoro che è diverso, è lo stato d’animo ad essere diverso. Ti svegli la mattina pensando ai mille impegni che hai da portare a termine ma, a differenza di prima, non ti pesa. Quando decidi di lanciare un tuo prodotto nel mercato devi farlo con tutta l’energia, come se fosse un figlio: devi crescerlo giorno per giorno con amore ed attenzione. Per il resto io e il mio Macbook rimaniamo sempre ottimi complici, oltre che ottimi amici 😀

Quando hai deciso di dare una svolta alla tua vita producendo la tua linea?

Penso che noi creativi, in generale, siamo persone un po’ particolari: quando ci accorgiamo di entrare nel tunnel della monotonia in cui non possiamo/non riusciamo più a dar sfogo a tutto ciò che ci “frulla” in testa, la fiamma si affievolisce… ho reso l’idea? Era arrivato per me il momento di un cambiamento radicale al quale pensavo già da diverso tempo. Sono un ragazzo che pensa tanto, che sogna, che guarda ed osserva. Ho implementato il mio progetto cercando di unire il mio mondo (quello della grafica digitale) con il mondo della moda.

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© Larry Gelmini

Sei un ragazzo giovane e immaginiamo che il sostegno della famiglia sia indispensabile per compiere una scelta cosi radicale. Che ci puoi raccontare a riguardo.

Certamente. È grazie alla mia famiglia se adesso sono qua. Ho parlato loro proprio all’inizio dell’ideazione del progetto e sono rimasti contenti ed entusiasti fin da subito. Mi hanno affiancato in alcune scelte, e nella valutazioni dei pro e contro. Ad oggi posso solo dirgli “grazie”, e un giorno spero di ringraziarli nel modo migliore che mi sarà possibile.

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Andrew Coleman

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