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SURREALEJOS, QUANDO I SOGNI DIVENTANO REALTÀ DA AFFIGGERE AL MURO

Tradizione e innovazione di un italiano nella città bianca.

Quando si ha un sogno bisogna ascoltarlo. Ed è quello che ha fatto Luca. Non solo quando ha deciso di andare a vivere in una delle più belle e romantiche città d’Europa, dove il fado e la sua anima malinconica si riversa tra le strade e i tram che sfidano la gravità inerpicandosi su salite vertiginose, ma anche perché i suoi surrealejos nascono proprio da un sogno.

E ci vuole coraggio a seguire il proprio sogno fra mille domande se sia la strada giusta e il dubbio di come la gente possa prendere positivamente o negativamente questa novità. Ma come dicevano i latini – Audentes fortuna iuvat – e ha fatto bene Luca a seguire quel suo sogno stravolgendo e creando i suoi surrealejos, bellissimi azulejos rivisitati con scenari surreali usciti direttamente da un quadro di Magritte o di Dalì.

Le sue creazioni sono immagini vive su piastrelle che ben si collocano in ogni dove, dalle stanze delle abitazioni fino ai muri esterni della città bianca. L’Alfama, il più antico quartiere di Lisbona sopravvissuto al terremoto del ‘700 si riveste a nuovo con la sua volpe seduta e i fenicotteri grammofono che come trombettieri annunciano un rivoluzionario stile per la città.

Lisbona è così, antico e moderno, vecchio e nuovo, trascurato e curato si fondono dando vita a tutta la magia della creatività di chi riesce a coglierne la sua vera anima.

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Cosa puoi dirci di te e come mai hai scelto proprio Lisbona? Per amore o lavoro?

Lisbona è venuta dopo la mia scelta di lasciare Milano dove ho lavorato per 5 anni come Art Director in McCann Erickson. Qui ho fatto lo stesso lavoro per qualche mese e a volte collaboro ancora con Torke+CC ma sono qui perché Lisbona è una città meravigliosa.

Quale è stato il punto di partenza per creare i tuoi surrealejos?

Un sogno, nel senso vero e proprio del termine. Una notte, dopo qualche settimana che abitavo a Lisbona, forse sconvolto dalla quantità di azulejos in ogni dove, ho sognato che mentre passeggiavo per le strade della città mi avvicinavo ad un palazzo ricoperto di azulejos (come la maggior parte dei palazzi qui) ma il pattern che componeva l’azulejo non era composto da elementi geometrici ma da veri e propri elementi fotografici, vivi: api, fiori, “sapateira” ( un crostaceo molto tipico qui) pesci, etc… decisi il giorno dopo di trasformare questo sogno in realtà, chiamandolo Surrealejos, dall’unione delle parole surreal e azulejos.

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E come li hanno accolti i lisbonesi?

Il mio timore iniziale era di ricevere un feedback negativo proprio dai portoghesi. Sono pur sempre un italiano che stava stravolgendo la loro tradizione. Alla fine però i feedback sono stati positivi e mi hanno dato la forza di continuare a credere nel progetto.

Come nasce un tuo lavoro, quali sono le fasi di progettazione

La  maggior parte del tempo lo investo sulla fase inziale, sull’idea. Decido il tema dell’azulejo e creo le grafiche, tutte hanno un nome e una storia. Dopodiché le azulejos sono cotte in forno: 1000 gradi per il tipo di azulejos da esterno, cucina o bagno.  ( 14,6 x 14,6 cm o 19,6 X 19,6 cm – 20 x 10 cm) 200/300 gradi per quelle decorative. ( 15 x 15 cm o 10 x 10 cm o 20 x 15 cm) Ultimamente, per esempio, ho creato una linea “vintage” interpretando con lo stile del brand alcune tipiche azulejos portoghesi.  In questo caso non abbiamo un pattern ma un elemento visivo centrale. Se si tratta invece di decorare degli interni, progetto le grafiche in base alle dimensioni della parete. Quindi uso una certa dimensione piuttosto che un’altra e un diverso numero di azulejos. Per me è più stimolante progettare e realizzare lavori ad hoc per i clienti perché in questo modo lascio dei pezzi unici “incollati” nelle loro case.

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Riesci a coniugare design, artigianato e arte, ma c’è uno dei campi in cui ti rispecchi di più?

Mio padre e mio nonno sono entrambi artigiani quindi è nel mio DNA. Tra l’Arte e il Design c’è una linea molto sottile che sinceramente non mi va neanche di esplorare per capire dove collocarmi. Direi che mi rispecchio proprio nel progetto perché riassume tutta quella che è stata la mia esperienza lavorativa e di vita.

Sei italiano e vivi a Lisbona ma anche in Italia abbiamo una grande tradizione di maioliche anche se molto diversa da quella portoghese. Se dovessi tornare con il tuo bagaglio artistico più ricco pensi che rivoluzioneresti anche la tradizione Italiana?

In realtà sto cercando di portare il mio progetto anche in Italia. Ultimamente ho realizzato un bancone per una sala da tè a Roma e sto cercando negozi di design che rivendano i miei prodotti ma con scarsi risultati. A Parigi e a Londra già sono presenti.

Chi sono i maggiori acquirenti dei tuoi surrelejos?

Se parliamo di nazionalità sicuramente francesi e tedeschi ma ho inviato quadri a New York, in Canada e ho realizzato una parete a Dubai per un food concept.

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Se ti dessero carta bianca, anzi nel tuo caso “parete bianca”… che cosa creeresti?

A Lisbona la maggior parte dei palazzi sono rivestiti  per intero di azulejos. Il mio sogno è quello di decorarne uno con le mie.

Tre aggettivi per descrivere: te, la tua città natale, la città che ti ha accolto e i tuoi azulejos

  • Istintivo, puntuale, egocentrico
  • Bari: fresh, stupenda, sprecata
  • Lisbona: decadente, ispiratrice, storta
  • Uso tre aggettivi con i quali spesso le descrivono gli altri: amazing, particolari, originali

 

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