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SIMONE EL RANA

Incontro tra sacro e profano.

Chi fa parte del mondo del tatuaggio conosce bene il suo lavoro. Non c’è studio o rifornitore per i tatuatori che non abbia appeso alla parete un suo skateboard, una sua tavola vinta a qualche convention. È Simone per tutti El Rana. Un artigiano come si definisce lui stesso, le cui abilità manuali spaziano dall’argenteria alla decorazione di skateboard, chitarre elettriche, tavole da surf o mobili con l’inserimento di ex voto accompagnati da immagini anatomiche o puramente profane.

È questo il mondo di Simone, un mondo che racconta tutta la passione per l’artigianato e la cosiddetta arte minore, e che in una città come Arezzo, famosa per una delle sue fiere di antiquariato più importanti nazionali e la sua produzione coi metalli preziosi, non si può che esserne travolti come in un girone dantesco.

E di questo girone, Simone, ne ha assorbito il più possibile. I suoi gioielli sono disegnati e prodotti tutti artigianalmente e con materie di qualità che li impreziosiscono non solo a livello puramente estetico e di funzionalità del gioiello stesso, ma creandone una storia e uno stile personale su chi lo indossa.

Il suo studio è un vero e proprio scrigno dove dal tatuaggio, alle tavole artistiche fino alla gioielleria racconta tutta l’esperienza e il percorso di Simone in cui è facile percepire tutto l’amore per il proprio lavoro, diventato quasi uno stile di vita tanto da ormai connettere la sua immagine strettamente agli ex voto.

DSC_1073 SIMONE EL RANA

Puoi raccontarci qualcosa di te?

Simone D’Alessio aka EL RANA , 43 anni, professione ambulante, titolo di studio “terza media”, sposato con Rossella e padre di Petra di 4anni e mezzo.

Dal tatuaggio al lavoro di orafo, come è avvenuto questo passaggio?

In verità è il contrario, a 15 anni, dopo la scomparsa di mio padre, ho cominciato a lavorare in fabbrica. All’epoca nella mia città le scelte lavorative non erano molte: o orafo o orafo! Il mio lavoro mi è sempre piaciuto, ma mi mancava qualcosa, poi un giorno, ancora minorenne, decisi di farmi fare il primo tattoo in uno dei pochi studi all’epoca presenti in Italia. E fu così che conobbi Maurizio Fiorni, da lì è nato tutto. Mi innamorai subito del tatuaggio e dei disadattati, come me, che all’epoca lo frequentavano, insomma mi sentivo a “casa”. Da lì il passo fu breve, dopo pochi mesi e un po’ di inchiostro sotto pelle, chiesi a Maurizio di prendermi in studio ed insegnarmi il suo lavoro. I primi tempi (per quasi un anno) fui messo a saldare aghi, pulire lo studio e guardare quello che lui e la sua assistente Ilaria Macis facevano. Rubare con gli occhi, sempre in silenzio, portando il massimo rispetto: e via col tango signori! Dopo un annetto e mezzo mi comprai la prima macchina pagata a caro prezzo nel primo supply all’epoca a Torino, dopodiché tanto inchiostro, tante emozioni e novità entrarono nella mia vita. All’epoca non ci diventavi ricco né era un lavoro cool, ti andava di lusso se ci campavi decentemente, ma per me era l’unica cosa da fare. In mezzo a questo mondo io ci stavo bene, mi sentivo a mio agio …. Non potevo vivere senza. Dopo un paio di anni di tutto ciò mi sono sentito di appendere la macchina al chiodo, non so perché di preciso, forse troppa responsabilità, però a pelle non era il mio lavoro, mi dovevo necessariamente inventare qualcosa per restare li nel mezzo. Grazie ai consigli di Fiorini e Gippi Rondinella (altro storico tatuatore Romano), mi misi a fare ciò che facevo meglio: vendere e lavorare i metalli.

image2-1 SIMONE EL RANA

I tuoi skate e le tue formelle in cui si accostano ex voto e immagini anatomiche o urbane sono riconoscibili ovunque. Come ti è arrivata l’intuizione di poter accostare sacro e profano. E cosa ti appassiona al tema religioso?

Sono sempre stato un collezionista di ex voto ed icone religiose. Stessa cosa vale per le vecchie incisioni mediche. Insomma tutto è successo per caso: ho unito ciò che mi piaceva al gusto di farlo.

C’è un aspetto del tuo lavoro che prediligi di più?

Amo stare dietro il banco. Io sono un commerciante, un ambulante, mi nutro di gente e di contatti umani. Amo progettare i miei gioielli, dare vita alle mie idee malsane che fino a pochi anni fa nessuno appoggiava e da un po’ sono diventate, come per caso, fonte di ispirazione per tanti “maestri” orafi spinti a entrare nel “MIO” mondo solo per sete di soldi venuti meno per l’avvento della “crisi”. Amo lavorare con il mio staff, i miei amici, i miei collaboratori. Per me tutti i giorni, anche quelli pesanti, è sempre una festa!

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Stefania Rodegari

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