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MARCO C. MATARESE

L'incisore della pelle

Tatuare è un lavoro, una passione, un mezzo per creare arte. Tatuarsi è aver piena fiducia in colui o colei che gli/ le si affida il proprio corpo per lasciarsi marcare a vita da qualcuno che alla fine non si conosce. È un atto reciproco di do ut des: il tatuatore che ti offre il suo stile e la sua abilità e il tatuato che ti dona una parte di lui. Marco è uno di quelli che mette a disposizione la sua bravura per gli altri.

Come il pensiero calvinista che affermava che il colore nelle chiese distraeva dalla preghiera in quanto artificioso, rinnovando le arti con le grisaglie e uniformando le chiese al solo bianco e nero e che tuttora ne intravediamo le influenze nel tipico gusto del design nordico, Marco tatua solo in nero, prediligendolo in quanto il colore lo vive come una distrazione dal disegno e il suo significato.

Nero e teorie calviniste a parte, i suoi lavori sembrano nati e realizzati a metà tra un racconto di Edgar Allan Poe e un’incisione di Dürer. Armato non di bulino ma di macchinetta i suoi tatuaggi sembrano acqueforti impresse sui corpi, e se vogliamo restare in paragoni di artisti, Marco come Paganini non ripete, con la consapevolezza che chi porta un suo lavoro ha qualcosa di unico sulla propria pelle. Nata per caso e con qualche dubbio iniziale è diventata subito una passione con una lunga carriera davanti.

Ph-Marco-Frino MARCO C. MATARESE
© Marco Frino

Cosa puoi dirci di te, che persona è Marco?

Mi reputo un vecchio ragazzo che crede in quello che fa; amo tutto quello che mi fa impegnare a dare un buon risultato finale. Riesco a dedicarmi al massimo solamente alle cose che amo: cucinare, disegnare, dipingere, e il design. Se mi appassiono do tutto me stesso.

Che studi hai fatto? Ti sono stai d’aiuto nel lavoro che hai scelto?

Ho avuto la fortuna di sapere sin da piccolo quello che avrei voluto fare. Ho frequentato il liceo artistico e poi l’accademia di belle arti e nel mentre il mio amore per il cinema mi ha por- tato a studiare anche questo. Mi hanno dato un’ottima base sia teorica che pratica. Ma le cose che penso mi abbiano formato ancor di più, sono state le diverse esperienze lavorative che ho fatto, come la scenografia, decorazione e affreschi, vendere antiquariato ecc…

definitiva MARCO C. MATARESE

Come ti sei avvicinato al mondo del tatuaggio?

Per caso, stavo facendo quello che poi è stato il mio ultimo cantiere come decoratore artistico. Una persona che lavorava lì e che voleva aprire uno studio di tatuaggi, credendo in me, ha insistito affinché io iniziassi a tatuare. In realtà io non volevo iniziare a tatuare perché ero ignorante e poco informato sul mondo del tatuaggio. Poi avendo conosciuto 2 tattoo artist, uno italiano ed un altro americano ho capito che potevo realizzare quello che adesso faccio…acqueforti sulla pelle.

Tatui solo in nero come mai?

Seppur vero che nell’ acquaforte c’è la possibilità di inserire colore, io prediligo quelle in nero perché, vivendo il colore come una distrazione, quelle in nero fanno sì che l’attenzione sia più sul disegno e sul suo significato.

Quali sono le fasi di progettazione di un tuo lavoro?

L’ attitudine alla ricerca è quello che mi caratterizza; prendendo spunto da viaggi, mostre, fotografie, provo a rielaborare idee artistiche che mi consentono di avere un serbatoio sempre pie- no, da cui attingere quando arriva il momento di realizzare una nuova opera. Se la tematica fornita dal cliente concilia con la mia visione del tatuaggio, proseguo nella realizzazione.

balena-sirene MARCO C. MATARESE

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Stefania Rodegari

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