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MARCANTONIO RAIMONDI MALERBA

vedere il mondo come un bambino

Secondo Picasso i veri geni erano i bambini, l’infanzia era la parte più creativa nella vita di una persona, crescendo poi, con l’età adulta diventavano uomini comuni. Non a caso una volta disse che a quattro anni sapeva disegnare come Raffaello ma che poi ci mise una vita a imparare a dipingere come un bambino.

Giocare con la creatività e con la fantasia. Avere ancora quella voglia di creare e meravigliarsi davanti alle piccole cose. Signore e signori ecco Marcantonio Raimondi Malerba. Romagnolo, designer o artista, non lo sa nemmeno lui, creativo con tanta voglia di costruire, stupire e divertire…molta. Il suo mondo lo si potrebbe definire surreale e dadaista.

Le sue creazioni sono tutti pezzi pieni di ilarità degni di poter essere accostati a Le déjeuner en fourrure del 1936 di Méret Oppenheim.La particolarità dei suoi lavori sta tutta nella sua originalità e qui prendiamo in prestito le parole del famoso fotografo Leonard Freed “Per essere un fotografo devi essere un bambino, sempre pieno di meraviglia. Guardare il mondo con meraviglia. Per fare una fotografia ci vuole solo un istante, ma poi passi il resto della vita a cercare di capirne il significato”.

Allo stesso modo Marcantonio guarda il mondo come un bambino, creando sia opere d’arte uniche che articoli di design che si vanno a contaminare ed arricchire di tutti i particolari che l’opera d’arte possiede, rendendo l’oggetto fruibile ad un pubblico e un consumo più ampio, ma che detiene tutta la cura e l’originalità del pezzo unico. Sedie che diventano lampadari, scimmie o topi che sorreggono lampadine, sedie-tavolo, un rinoceronti con delle sedie in equilibrio, un cane con cappellino da aviatore e rami a mo di corna di cervo solo per citarne alcuni.

In tutta la sua ricerca estetica viene messa particolare attenzione alle relazioni tra l’uomo e la natura e le dinamiche che si vanno ad innescare tra noi e loro. Come un bambino non è mai ossessionato dal gioco ma anzi, quando fa qualcosa che ama lo fa e basta senza stancarsene, così Marcantonio è sempre in movimento, e con mille idee e progetti nella testa non ferma mai la sua carica creativa e artistica.

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I tuoi lavori sono pieni di fantasia fanciullesca, com’eri tu da bambino?

Uguale. Effettivamente ancora attingo da quell’immaginario che ho creato quando ero piccolo, continuo a nutrirlo con gli stessi occhi, riempirlo di referenze che mi emozionano, archetipi, certezze, verità. Ma il lavoro più grosso, la selezione fondamentale l’ho fatta da piccolo. È un archivio molto dolce.

Partiamo da zero: asilo nido? Materna, elementari, medie, poi?

Istituto d’arte e poi Accademia di Belle Arti, ma di fatto boschi, montagna, fiumi, alzare sassi, prendere pami, foglie, vedere animali, arrampicarsi, impronte, castelli di sabbia, il fondale del mare, aquiloni, areoplanini, pongo, tanto pongo, le costruzioni ed il garage del nonno pieno di attrezzi.

Quando hai capito che volevi essere un designer?

Non l’ho ancora capito, ho solo capito che mi piacciono gli oggetti, mi piace lavorare con le mani, giocare…

Parlando di università italiane, credi che queste siano preparate per creare giovani (nel tuo caso designer) in grado di potersi inserire nel mercato internazionale?

Incontro molti ragazzi usciti dall’università, riescono a progettare come io non sono in grado, la scuola insegna questo ma non ad avere idee. Non ho mai studiato design, ma arte, l’arte aiuta, quella buona.

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Crei sia opere d’arte (dadaiste diremmo) che pezzi di design con un approccio artistico. Ti senti più un designer o un artista? Un Munari funzionale, un Da Vinci inventore o un Duchamp innovatore?

Mi sento creativo, artista è una parola che non so gestire, vedo l’arte ancora come una cosa potente ed assoluta. Fatico a definirmi artista, lo percepisco come se effettivamente io mi paragonassi a i grandi che ho studiato. Ed il paragone non regge (al momento;) ) in ogni caso per risponderti, il design mi concede di fare l’artista ed essere accessibile a tutti. Munari, Da Vinci, Duchamp, che trio!!!! Ovviamente tra i miei preferiti. Mi diverte l’idea di un Duchamp funzionale!

Come trovi l’ispirazione? Colpo di genio o meticolosa ricerca?

Nessuna ricerca.

Quando ti affidano un progetto, nei tuoi lavori sei sempre libero o devi attenerti a delle linee guida imposte?

Nessuna linea imposta, ovviamente se ti chiedono una sedia non puoi fare un lampadario…. se poi fai un lampadario va bene lo stesso, è un altro progetto che produrrà qualcuno prima o poi, le idee tornano sempre buone e se ti viene un’idea mentre ne dovresti avere un’altra va bene lo stesso, anzi meglio, capisci che la tua creatività è libera e che quasi non ti appartiene.

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Domenico Petruzzi

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