LifeStyle

TORINO. UNA MADAMINA D’ALTRI TEMPI

Se si è figli del proprio tempo, Torino è sicuramente figlia del suo: prevalentemente ottocentesca, malinconica, seria, elegante e a suo modo cupa come in un racconto di Edgar Allan Poe.

Se si è figli del proprio tempo, Torino è sicuramente figlia del suo: prevalentemente ottocentesca, malinconica, seria, elegante e a suo modo cupa come in un racconto di Edgar Allan Poe. Ma Torino sta ai Savoia come Roma sta ai papi.

Sì, perché se nella capitale romana è al barocco che viene dato il compito di propaganda per una Chiesa appena uscita dal Concilio di Trento, la città Signora d’Italia deve parte della sua bellezza ai rimaneggiamenti sabaudi che nel rivaleggiare con le altre corti d’Europa – Francia soprattutto – abbellirono la città con piazze, fontane, statue, giardini in un’esplosione di stili e rifacimenti ottocenteschi che hanno fatto di Torino la città salotto per eccellenza.

Dal parco del Valentino a Stupinigi, dalla Gran Madre a Palazzo Madama, da Venaria a Palazzo Reale, Torino è una continua scenografia e storia, ma al di là delle piazze, dei musei e degli splendidi parchi, c’è un particolare che rimane sicuramente nella nostra mente e che fa sì che passeggiarci sia come farsi accompagnare da un’elegante signora in tailleur nero: sono i suoi portici, da quelli grandi e bellissimi del centro, lastricati in pietra grigia (via Po) o in marmo (via Roma), a quelli più modesti e prettamente funzionali dei quartieri periferici.

Certo c’è Bologna la grassa, che di portici non se ne fa mancare, ma i suoi sono più medievali, più chiusi, non come i quasi 18 chilometri di Torino, di cui 12,5 continui e connessi, che ne fanno la più ampia zona pedonale d’Europa. Partendo da quelli che si trovavano in piazza delle Erbe (ora piazza Palazzo di Città) e di quelli sui lati di via Garibaldi, Torino conosce i portici fin dal Medioevo.

Ma è solo con l’inizio del ‘600 che il portico diventerà un elemento di rilievo plasmando l’aspetto cittadino. Tramite un’ordinanza del 16 giugno 1606 di Carlo Emanuele I, che prevedeva la costruzione della Piazza Castello su progetto di Ascanio Vitozzi, i primi a essere costruiti furono il tratto compreso tra via Barbaroux e via Palazzo di Città nel 1615.

Da qui in poi è un continuo susseguirsi di porticati, da quelli di Piazza San Carlo del 1630-1650 progettati dagli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte, a quelli del Juvarra nel quartiere di Porta Susina e nella piazzetta del mercato di Porta Palazzo. Della metà del XVIII secolo sono invece quelli dal lato di via Po e del Giardino Reale e nel 1756 Benedetto Alfieri riprenderà il progetto per i nuovi portici sulla piazza di Palazzo di Città.

Per Piazza Vittorio Emanuele I (ora Piazza Vittorio Veneto), Piazza Carlo Felice e infine Piazza Statuto si dovrà aspettare il 1800, quando si viene così a caratterizzare il vecchio centro torinese racchiuso tra il Po e i viali eretti sull’area dall’antica cinta bastionata. Quelli di corso Vittorio Emanuele II, corso Vinzaglio, delle vie Sacchi, Nizza, Roma, Cernaia e Pietro Micca costituivano un anello pedonale tra la stazione Centrale di Porta Nuova e quella di Porta Susa.

Quando percorriamo via Po da Piazza Castello verso Piazza Vittorio, possiamo notare che per quasi due chilometri i portici del lato sinistro non subiscono nessuna interruzione quando incrociano le vie perpendicolari, questo perché Vittorio Emanuele I di Savoia volle questa continuità di percorso per lui e la corte affinché non si bagnassero sotto la pioggia mentre si recavano da Palazzo Reale alla vicina Chiesa della Gran Madre.

I portici di Torino non sono solo un elemento architettonico o artistico della città: sono funzionali alle esigenze di chi abita e vive la città, permettono ai passanti di camminare per ore interrottamente senza bagnarsi mai sotto la pioggia o di rimanere riparati dal sole estivo in un continuo mescolamento della vita pubblica dei negozi e dei bar e quella privata degli accessi agli edifici. Essi sono Torino.

C’è un detto popolare che recita: “Roma la santa, Venezia la ricca, Firenze la bella, Genova la superba, Bologna la grassa, Padova la dotta, Ravenna l’antica, Milano la grande”e Torino? Possibile che mai nessuno abbia pensato a Torino? Beh, Torino è l’elegante, come una madamina d’800 che cammina in via Po.

Previous post

ATHWART TABLE

Next post

VIRGINIA “OUTDOOR”

The Author

Redazione

Redazione