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EX MANICOMIO DI MOMBELLO

Una volta che si chiudevano le porte nemmeno Dio poteva entrare.

Sfarzosa nella sua imponenza, la villa Pusterla – Arconati- Crivelli ne ha vista e subita di storia scritta da coloro che l’hanno vissuta, attraversata o semplicemente sfiorata. Un luogo principesco dove soggiornò Ferdinando IV di Borbone e risiedette Napoleone Bonaparte e famiglia.

Voluta nel XIV secolo per volere dei nobili Pusterla come dimora suburbana, passò nel XVI secolo alla famiglia Arconati che la cedettero a loro volta nel 1700 al conte Crivelli. Quest’ultimo fece crescere la villa, elevandola a importante salotto politico e trasformandone l’assetto originale in una sontuosa dimora dallo stile barocco e dai giardini all’italiana.

Tra i suoi ospiti più illustri ci fu Napoleone che vi dimorò con una vera e propria corte di cui facevano parte anche la madre Maria Nunziata e le tre sorelle Carlotta, Elisa e Paolina. Quest’ultima si sposò nel 1797 nel piccolo oratorio della villa dedicato a San Francesco con il generale Leclerc.

Oltre alle enormi possibilità di battute di caccia intorno ai boschi che in quel periodo circondavano Limbiate e la villa, nella dimora vennero prese importanti decisioni storiche come creazione della repubblica cisalpina, la fine della repubblica di Venezia, la caduta di Genova e furono gettate le basi del trattato di Campoformio.

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Ma le glorie della villa finirono presto. Per quasi tutto il XIX secolo rimase in uno stato di abbandono fino quando, nel 1863 il comune di Milano la acquistò diventandone proprietario con la prospettiva di trasferirvi i pazienti del manicomio cittadino della Senavra. Nel 1865 circa una sessantina di malati vennero trasferiti nella villa che aveva ospitato i Bonaparte, e nel1867, dopo alcuni lavori di adeguamento e ristrutturazione i ricoverati arrivarono ad essere 300 divisi in 150 donne e 150 uomini.

Dopo la decisione di trasformare la succursale in Brianza in manicomio provinciale, tra il 1873 e il 1878 vennero svolti ulteriori lavori di ampliamento e ristrutturazione atti allo svolgersi delle attività all’interno della struttura: reparti dei degenti, gabinetti scientifici, biblioteche per i medici e per i ricoverati, laboratori di sartoria e piccolo artigianato, giardini e spazi coltivabili. Già alla fine dei lavori di riqualifica i ricoverati superavano il migliaio di unità.

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Come normale per l’epoca i degenti erano suddivisi per comportamento in reparti denominati come “tranquilli”, “sudici”, “lavoratori” ed impiegati in attività lavorative considerate terapeutiche, per quelli che venivano categorizzati come “agitati” era l’isolamento solitamente l’unica soluzione.

Foto di Daniele Delfino

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Guido Terrano

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