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LA Fabbrica di Cemento (La Fábrica)

Da vecchio edificio industriale a paradiso di studio e living.

Tra uffici, archivi, laboratori, spazi per esibizioni e un appartamento privato, su una superficie totale di quasi 5.000 mq con giardino e uno spazio di 500 mq abitabili, Ricardo Bofill, architetto e urbanista spagnolo classe 1939, racconta come il suo primo incontro con la fabbrica di cemento con le sue stanze ancora in buon stato, i suoi enormi silos, le ciminiere e i suoi quasi quattro chilometri di gallerie sotterranee sia avvenuto ormai 25 anni fa.

Nell’immaginare gli spazi trasformati nella loro nuova veste, Ricardo aveva notato che in tutta la struttura della fabbrica erano presenti le diverse tendenze estetiche e plastiche che si erano sviluppate fin da prima della Prima guerra mondiale.

ACCESS-TO-LA-FABRICA_MG_5138 LA Fabbrica di Cemento (La Fábrica)

Surrealismo:
Scale assurde che conducevano al nulla. L’assurdità di alcuni elementi che si appoggiavano sui vuoti spazi potenti nella loro dimensione ma inutili. Magici a causa della loro tensione e sproporzione.

Astrattismo:
Volumi puri, che si rivelavano a volte interrotti e impuri.

Brutalismo:
La qualità scultorea dei materiali e il loro trattamento rude.

LA-Fabbrica-di-Cemento-5 LA Fabbrica di Cemento (La Fábrica)

Questa fabbrica di cemento, risalente al primo periodo dell’industrializzazione di Barcellona, ​​non è stata costruita partendo da un unico progetto, ma è stata una serie di aggiunte man mano che le diverse catene di produzione ne richiedevano l’ampliamento. Il risultato finale è il frutto di una serie di elementi stratificati, in un processo che ricorda l’architettura vernacolare, ma applicato ad una realtà industriale.

Sedotto dalle contraddizioni e dall’ambiguità del luogo, si è deciso di conservare l’aspetto generale della fabbrica, modificandone solo la sua originale crudezza, e rimodellandola come un’opera d’arte.

I lavori di riqualificazione, durati più di un anno e mezzo, sono cominciati con la distruzione parziale di alcune zone con l’uso di dinamite e martelli pneumatici. È stato un lavoro di precisione, che consisteva nel rivelare le forme nascoste e recuperarne gli spazi. Un processo questo, paragonabile all’opera dello scultore il cui primo compito è confrontarsi con la materia. I silos erano pieni di cemento ed era impossibile penetrare negli spazi interamente saturi di polvere.

La fase successiva è stato occuparsi del verde. Era necessario fornire delle fondamenta green a questi volumi; le piante sarebbero salite lungo le pareti e scese dal tetto. L’ultima fase è stata quella di dare alla fabbrica una nuova struttura e utilizzo. Il risultato ottenuto permette – dichiara Ricardo – che la forma e la funzione possano essere dissociate: qualsiasi spazio bellissimo ben concepito potrebbe prestarsi ad ogni tipo di utilizzo se l’architetto è stato astuto nel progettarli.

LA-Fabbrica-di-Cemento-9 LA Fabbrica di Cemento (La Fábrica) LA-Fabbrica-di-Cemento-4 LA Fabbrica di Cemento (La Fábrica)

Sono stati concepiti diversi spazi con caratteristiche differenti: la cattedrale, il giardino e i silos. Le nuove costruzioni sono state rinominate con un vocabolario specifico, che integra vari linguaggi più colti dalla storia dell’Architettura, in opposizione all’architettura vernacolare.

Immaginando finestre, porte, scale e prospettive false applicate alle pareti esterne e ad alcuni degli interni, lentamente, e con il prezioso aiuto degli artigiani catalani, la Fabbrica di Cemento è stata trasformata, pur rimanendo sempre nella concezione come un lavoro incompiuto e sempre in fase di trasformazione.

Attualmente Ricardo Bofill ci vive e ci lavora nella fabbrica, affermando di stare meglio lì che in qualsiasi altro luogo, inserendo anche al suo interno il Taller de Arquitectura (un atelier dedicato all’architettura) con l’intenzione in futuro, di trasformarlo in una fondazione destinata alla ricerca della forma e del progetto della città.


“ È per me l’unico luogo dove posso concentrarmi, associare le idee al modo più astratto e, infine, creare progetti, immagini e nuovi spazi e costituire un vocabolario specifico per la mia architettura. Ho l’impressione di vivere in un universo chiuso, che mi protegge dall’esterno e dalla vita quotidiana. La fabbrica di cemento è un luogo di lavoro per eccellenza. La vita continua qui con poca differenza tra lavoro e tempo libero. Ho l’impressione di vivere in un mondo di fabbrica, nello stesso mondo che ha caratterizzato e spinto gli inizi dello sviluppo industriale in Catalogna”.

Ricardo Bofill

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